giovedì 15 maggio 2014

L’analfabetismo religioso in Italia



Sembrerebbe che L’analfabetismo religioso in Italia (Il Mulino, 2014) non dica nulla più di quanto già sapessimo: statisticamente rilevanti, qui da noi, «l’ignoranza totale della Bibbia» e «la produzione di idee fantasiose sulla struttura dottrinale o culturale della fede», e pare vada sempre peggio. A naso direi si tratti di un lavoro appena un po’ serio – e certamente molto più serioso, visto che è a cura di Alberto Melloni – del Babbo Natale, Gesù adulto. In cosa crede chi crede? (Bompiani, 2006) di Maurizio Ferraris, e dico a naso perché ne ho letto solo il brano che Il Sole-24 Ore ci ha offerto sull’ultimo numero di Domenica. Anche qui, tuttavia, parrebbe che gli effetti non trovino le cause: se infatti a Ferraris sembrava quasi non interessassero, perché nel suo lavoro era evidente il fine di offrirci i più mostruosi esempi di tanta somaraggine, per metterli alla berlina, Melloni (almeno nello stralcio offertoci da Il Sole-24Ore, dove comunque sulle cause si intrattiene), a mio modesto avviso, le elude. L’ignoranza relativa ai testi sacri, ai più semplici rudimenti teologici, ai pilastri della dottrina e, non ultima, alla storia della Chiesa – scrive – sarebbe dovuta a un più generale analfabetismo: vero, ma sembra trascurare il fatto che l’analfabetismo religioso è trasversale a tutti i settori sociali, anche a quelli di cultura media, e perfino a quelli di cultura medio-alta. Le altre ipotesi che avanza sono altrettanto deboli: il progressivo esaurirsi della formazione religiosa in ambito scolastico e una più generale «perdita di strumenti che risale nella sua stratificazione all’epoca post-tridentina e [che] più plasticamente è rappresentata dalla soppressione dei primi decenni dello Stato unitario». Tutte cause esogene, come se le difficoltà incontrate dal cattolicesimo nel mantenere un grado di penetrazione, che si vuol dare per scontato in passato fosse ampio e profondo, debbano essere cercate nei fattori che l’hanno sradicato dal vissuto degli italiani. Questo può esser vero, e in buona misura lo è, per quanto attiene alla professione di fede, alla pratica di devozione, all’obbedienza al magistero e alle più esteriori manifestazioni di appartenenza alla comunità ecclesiale: ma Melloni vuol farci credere che ci fu un tempo in cui essere cattolici significava, in termini statisticamente rilevanti, avere un’adeguata confidenza con il Vecchio e il Nuovo Testamento, la storia della Chiesa, la teologia, la dottrina, ecc.? E quando? Neppure nel XIII secolo, via, anzi. Quel poco in più che era nel bagaglio dei fedeli dei secoli passati rispetto a quelli doggi vi arrivava per l’esclusiva mediazione del clero, e in modo tutt’altro che organico. Certo, c’era qualcuno in più a saper dire quante e quali fossero le virtù teologali, le opere di misericordia spirituale e materiale, e senza dubbio c’era qualcuno in più ad aprire di tanto in tanto una Bibbia, ma quanti avrebbero saputo dare una decente definizione del concetto di transustanziazione, dire in che secolo si tenne il Concilio di Nicea, e quanti furono quelli di Costantinopoli, spiegare il significato di termini come concistoro, riassumere quanto sta scritto nel primo e nel secondo Libro dei Maccabei, dire se venne prima Pio III o Sisto V? Via, è tutta roba che non è mai entrata nel patrimonio di conoscenze di oltre l’1% dei fedeli, mentre oggi lo è in quello dello 0,3-0,5%: una «perdita» c’è stata, senza dubbio, ma è percepita come enorme solo perché nessuno più la vive come carenza, neppure chi si dice cattolico. D’altronde, il cattolicesimo non ha mai guardato troppo al pelo nelluovo.

4 commenti:

  1. Lo 0,3-0,5%?
    Mi sembra una stima molto generosa.
    Per mille e stiamo già larghi.
    A proposito di Bibbia, hai letto i Quattro libri stravaganti della Bibbia di Bikerman? Da non perdere assolutamente.

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  2. Sì, e mi sembra di averne anche scritto qualche anno fa.

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  3. In occasione dell'ultima "Immacolata Concezione" mi sono divertito a sentire in giro, anche tra gli "addetti ai lavori" in quanti (tanti, decisamente troppi) credano che la definizione riguardi la verginità di Maria... del resto, quando una religione s'infarcisce di dogmi...

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  4. La superficialità teologica è antica e in particolare quando si crede in un dogma per abitudine familiare o per adeguamento sociale, qualsiaisi dogma religioso o laico che sia.

    E' il grande vantaggio per tutti i dogmi, quando non capisci inventi.


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