giovedì 10 luglio 2014

Riassunto delle puntate precedenti

49 commenti:

  1. E' come la psoriasi o la suocera. Quando ce l'hai, te la tieni.
    Mi spiace per gli Israeliani. E' solo sfiga, non ci si può far nulla.

    LB

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  2. Oddio, ci stanno veramente un po' troppi omissis. Un po' come leggere le avventure giudiziarie del nostro ex premier brianzolo su Panorama.

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  3. "Come Cristiano io sono convinto che il popolo d'Israele sia la prova vivente dell'esistenza di Dio e della veridicità della Bibbia. E questo video fa parte di una breve serie di video che tradurrò riguardanti Israele e la situazione attuale in Medio Oriente."

    annamo bene

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    1. S'è trattenuto dal dire che il giudei so' perfidi. Annamo benissimo.

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  4. belli disegni, a dir poco fazioso il racconto
    Matteo Z.

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  5. Una originale ed efficace presentazione del punto di vista di uno dei contendenti, nulla più che propaganda.

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  6. @ Matteo Z. / il nano
    Eddai, fornite una versione alternativa, mettete gli asterischi dove è necessario e fate un video con le note a pie' di pagina. In coda, però, non dimenticate lo Statuto di Hamas. Anche senza disegnini.

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  7. Suvvia, Malvino, lo Statuto di Hamas contiene da solo la (o meglio una delle) versione alternativa. Non è la mia versione, tengo a specificarlo chiaramente perchè sulla questione mi è capitato in precedenza di essere frainteso.

    Non ho una conoscenza approfondita della questione palestinese, quel tanto che basta per sapere che, come in moltissime altre situazioni di conflitto, la colpa non è mai solo da una parte.

    So che per lei la percentuale delle responsabilità pende decisamente dalla parte palestinese, ma pensoche nemmeno lei assegni un 100% da una parte e uno 0% dall'altra. Perchè questo è quanto si evince dal video.

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    1. La ringrazio per l'avermi dato atto che postare un video non significhi sottoscriverlo in toto. In quanto alle percentuali, infatti, io sarei per un 95/5.

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    2. Io le avrei attribuito un 94/6, non mi sbagliavo di molto.
      Personalmente sono per un salomonico (ci starà bene come aggettivo?) 50/50.
      A volersi limitare ad attribuire le responsabilità ai due contendenti ovviamente, perchè, sarò malizioso, ma vedo da sempre molti soggetti terzi interessati a soffiare sul fuoco per tenerlo vivo.

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    3. Su questo le do pienamente ragione. Poveri palestinesi. Non avessero avuto per "amici" tutti gli stati arabi e Allah per protettore, ora avrebbero uno stato e probabilmente avrebbero pure un Pil migliore di quello dell'Italia.

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    4. Pacifico che la questione mediorientale non è legata in alcun modo significativo al colonialismo moderno e contemporeaneo. Ma a quello ottomano. E faraonico.

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    5. No, vabbe', così è esagerato. Diciamo che gli ebrei su quella terra ci stanno assai arbitrariamente perché so' originari della Paupasia e lì sarebbe stato meglio che la comunità internazionale avesse dato sistemazione.

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    6. Suggerisco di cominciare a chiamarli Israeliani.
      Spero convenga con me che ebreo non esprime alcunché rispetto alla nazionalità e alla razza. Al massimo, il termine identifica una cultura antropologica relativamente omogenea.

      LB

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    7. Raccolgo l'obiezione, ma ne sollevo una relativa al suo tirare in ballo la razza. D'altronde, nell'uso del termine "ebreo" mi pare fosse chiaro il richiamo a quella omogeneità antropologica, che lei stesso non nega, e che trova radice storica plurimillenaria nelle terre che oggi sono dello Stato di Israele. A parte: pur raccogliendola, ritengo l'obiezione un tantinello oziosa e tendenzialmente elusiva.

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    8. Nessuna oziosità e niente elusione: io sono filo-Israeliano dichiarato, senza esitazioni né compromessi, anche se ciò farà storcere il naso alla stragrande maggioranza dei suoi lettori, quasi si trattasse d'una bestemmia.
      Eccepivo che il termine ebreo racchiude almeno due millenni d'equivoci e d'ambiguità nonché, nella nostra tradizione volenti o nolenti permeata in modo pernicioso dalla schizofrenia paolina, un senso latente di negazione e di colpa che mi parrebbe opportuno finalmente abbandonare in favore del pieno, totale, incondizionato riconoscimento e accettazione della sovranità nazionale israeliana.

      LB

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    9. Evitare il termine "ebreo" risolve il problema?

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    10. No. Ma noi non abbiamo alcuna presunzione di risolvere, solo la speranza di portare una goccia d'acqua nel grande deserto dell'intolleranza.
      Così come non chiamiamo i francesi "franchi" o "galli" e i tedeschi "marcomanni" o "cherusci", propongo modestamente di spezzare il filo dell'equivoco che catalizza sulla controparte "la solidarietà di tutti gli antisemiti più o meno dichiarati di cui il mondo è pieno."
      Presumo sia del tutto superfluo ricordare che ebreo non denota una nazionalità, bensì esclusivamente una cultura, per cui vi sono italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, americani che si definiscono ebrei a pieno titolo senza per questo cessare di essere pienamente italiani, francesi, ecc.
      Questo era il senso positivo e propositivo del mio intervento, non certo una critica al fatto che Lei abbia usato - legittimamente, del resto - la parola "ebreo".

      LB

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  8. Il vero problema del popolo palestinese ( a parte l'insensato rifiuto del 1948) è quella di non aver mai avuto una direzione politica a dir poco lungimirante, a cominciare da Amin El Husseini nazista collaboratore delle SS in Bosnia nel 43. Ma pure El Sukeini (ricordate le "stragi mongole contro gli ebrei" nelle prime dichiarazioni come dirigente Olp, per finire con Arafat. Il video è sottoscrivibile sino al 1967, poi gli errori di Israele aumentano ed oggi i falchi si legittimano a vicenda.

    Mordecaj

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  9. Tse, la comunità internazionale! Quella è gente che all'ONU non si sa quante volte era al 95% schierata contro ... contro ... contro chi, avendo ogni diritto a stare dove stette e doveva restare, ha sic ac propter hoc ogni diritto a fare la qualsiasi.

    Che poi tante lagne, quando spesso non si tratta altro che del diritto di uccidere chi ti vuole uccidere.
    E chi dice di volerti uccidere. E chi è prossimo a chi ti vuole uccidere e a chi dice di volerti uccidere. Chi credi ti voglia uccidere, e chi gli è prossimo. Chi ti hanno detto che ti vuole uccidere e chi gli è prossimo. E chi ti hanno detto che ha detto di volerti uccidere e chi credevi di aver capito che gli era prossimo.

    Tutto qui. Ai palati schizzinosi, magari persino al 95% dell'ONU, potrà sembrare far west. Invece no. È autodeterminazione dei popoli, bellezza! E tu non puoi farci una beneamata *****!

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  10. E' difficile far la pace con chi nega il tuo diritto a esistere.Non che i governi israeliani non abbiano avuto la loro parte di responsabilita' per la situazione attuale. M l'ottusita' intollerante di Hamas e' stupefacente, si figuri che avrebbero detto " miriamo alla centrale nucleare" con i loro razzi. Bravi, cosi' si beccano pure loro la nube radioattiva, tra Israele e territor palestinesi stiamo parlando di un territorio grande come la Lombardia.Hamas deve farsene una ragione: Israele ha diritto a esistere come i palestinesi, se entrambi si riconoscessero a vicenda la via per la pace sarebbe percorribile...

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  11. Dunque.
    Vediamo se ho capito.

    Un giorno arriva Uno, che dice: "Malvino da domani, il tuo Blog, e mio!" Tu, reagisci, ti incazzi... e dici: "no, il Blog è sempre stato mio"... Uno, a quel punto, in uno slancio di generosità ti dice: "ok, ok, ti lascio la fotina in alto a destra, ma non rompere più le palle e accetta questo segno distensivo" Tu, dici: " è no, così non vale, ecchecazzo, sono anni che ci lavoro, non ci sto!" Bene, dice Uno. e in conferenza stampa dichiara: "Malvino non ha accettato il nostro accordo di pace. Poteva avere tutta - ma dico tutta - la foto in alto a destra..."

    Bah, sarà che 'sti Palestinesi son cattivi. Ma a me par di capire che ci sia un vizio di forma.

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    1. Esempio del cazzo, un consistente pezzo della Palestina si chiama Giudea da sempre.

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    2. Oi, oi che astio...

      Mettiamola così allora:
      "Nei decenni a cavallo fra Ottocento e Novecento, periodo nel quale le potenze europee, in primis l'Inghilterra, decidevano le sorti della Palestina e incoraggiavano il movimento sionista ad occuparla, la Palestina non era un deserto. Era, al contrario, un paese dove viveva una comunità politica e civile composta di oltre seicentomila persone, che dava nome al territorio ed in cui viveva da millenni.
      Grazie al suo elevato grado di istruzione, la borghesia palestinese costituiva una élite della regione mediorientale: intellettuali, imprenditori e banchieri palestinesi occupavamo posti chiave nel mondo politico arabo, nella burocrazia e nelle industrie petrolifere del Golfo Persico. Questa era la situazione sociale e demografica della Palestina nei primi decenni del Novecento e tale sarebbe rimasta fino a qualche settimana prima della proclamazione dello Stato d'Israele nella primavera del 1948: in quel momento in Palestina era presente una popolazione autoctona di circa un milione e mezzo di persone (mentre gli ebrei, nonostante l'imponente flusso migratorio del dopoguerra, superavano di poco il mezzo milione). L'intera vicenda dell'invasione sionista della Palestina e della autoproclamazione dello Stato di Israele ruota dunque attorno ad una operazione ideologica che poi si incarnerà in una sistematica strategia politica: la negazione dell'esistenza del popolo palestinese.
      Non a caso, la prima grande battaglia che i palestinesi sono stati costretti a combattere per risalire la china dopo la costituzione dello Stato d'Israele è stata quella di opporsi alla loro vera e propria cancellazione storica. Il loro obiettivo primario è stato di affermare - non solo contro Israele, ma anche contro paesi arabi come l'Egitto, la Giordania, la Siria - la loro identità collettiva e il loro diritto all'autodeterminazione."

      Insomma, storielle di diritti negati, qualche falso storico, e una manciata di alibi...

      Tant'è.

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    3. Astio? Lei elude la questione che le ho posto: giudei, ebrei, israeliani o come più le aggrada chiamarli, donde vengono? E dovendo consentire loro di avere uno stato, dove? Non le sembra un falso storico definire "autoctona" la popolazione palestinese e "invasione sionista" la presenza degli ebrei in quelle terre da millenni? Nella primavera del 1948 a ebrei e palestinesi fu assegnata terra in proporzione alle rispettive popolazioni: ai primi andava bene la soluzione, ai secondi no, e attaccarono il neonato stato di Israele. Persero la contesa, e con essa parte della terra loro assegnata. Le guerre finiscono così, sa? E così finì pure quella del 1967. In quanto alla "negazione dell'esistenza" di un popolo, mi pare che quella del popolo palestinese non sia mai stata tra i proclami di Israele, non così con quella dello stato di Israele e degli ebrei,che da sempre è il fine dichiarato dei palestinesi e dei loro pessimi amici. In ogni caso, mi pare che sul passato non si possa trovare accordo. resta il fatto che su Israele piovono missili e legittimamente gli israeliani si difendono. Eccesso di legittima difesa? Può darsi. I palestinesi ne traggano le conseguenze e cessino le azioni ostili o si rassegnino ad avere per consolazione dei loro morti la solidarietà di tutti gli antisemiti più o meno dichiarati di cui il mondo è pieno.

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    4. "la solidarietà di tutti gli antisemiti più o meno dichiarati di cui il mondo è pieno."
      Perfetto. Non giriamoci tanto intorno.

      LB

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    5. "la solidarietà di tutti gli antisemiti più o meno dichiarati di cui il mondo è pieno."
      Malvino, spero che con questo non intenda dire che chi esprime solidarietà ai palestinesi è necessariamente antisemita. Dal punto di vista logico non è così ("tutti i galli cantano la mattina" non implica che chi canta la mattina sia un gallo) ma visto la delicatezza dell'argomento sarebbe meglio specificare.

      Dal punto di vista antropologico poi sarebbe opportuno ricordare che anche i palestinesi sono una popolazione semitica, per cui alla fine sono antisemiti tanto i razzi che partono da una parte quanto quelli che partono dall'altra.

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    6. Ah, su questo concordo. Perciò sarei dell'idea del lasciarli fare senza lamentare morti, e che vinca il più forte.

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  12. La "borghesia" palestinese ( o araba!!) era tanto solida da non tentare nemmeno una parvenza di rivoluzione borghese, appunto. Nemmeno nelle sue forma passiva, per dirla gramscianamente. L'"invasione sionista" è la solita frase scarlatta che nasconde il film razzista/leghista, girato a contrario o con posa antimperialista. Gran parte delle terre acquistate ai Fellah erano terre abbandonate e poco produttive, nel '48 poi il 90% erano controllate dai kibbutz!. In ogni caso ritengo secondaria la discussione su eventuali "diritti storici". Il mondo è saturo di confini inventati con annesse tradizioni inventate d'appoggio. Avevano gli ebrei diritto ad una nazione dopo la Shoah? La spartizione dell'Onu del '47 era buona base di partenza? L'autodeterminazione ebraica era ancora nel '48 parola d'ordine della sinistra, donde il riconoscimento immediato d'Israele da parte dell'Unione Sovietica (per tacere dei quadri militari ed armi a tsahal) e paesi democratici, non della Gran Bretagna, paese con i maggiori interessi imperialistici nella zona.

    Mordecaj

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  13. Malvino, sono basito. "Gli ebrei da dove vengono?" è uno pseudoargomento storico da bassa cucina retorica, che mi sarei aspettato da una Fallaci o da un qualche reazionario da "terra e sangue". È difficile confutarlo senza cadere nel ridicolo: i milanesi avrebbero diritti sull'Asia centrale cone discendenti dei Longobardi? I pronipoti dei profughi del Regno di Grenada avrebbero diritto a installare un califfato su parte della Spagna, se una potenza araba loro amica un domani la invadesse?
    Israele è una realtà di fatto e l'ottuso fanatismo di molti palestinesi è fuori discussione. Ma a che pro nascondere che Israele è il retaggio di una spregiudicata, disastrosa e criminale politica coloniale inglese?
    GF

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    1. Mi fai venire i sensi di colpa, sai? Eh, sì, forse hai ragione: "Israele è il retaggio di una spregiudicata, disastrosa e criminale politica coloniale inglese". Solo un dubbio: Abramo, Mosè & c. erano Tudor, Stuart, Sassonia-Coburgo-Gotha o Windsor?

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    2. Il moderno Stato di Israele, che consideriamo un Paese occidentale per il semplice fatto che la sua popolazione è di origine e cultura europea e americana, esiste perché lo ha voluto l'Inghilterra (che di professione non regalava terre ai popoli oppressi, ma più che altro opprimeva popoli per occuparne le terre). Le figure della mitologia ebraica non sono un argomento contro questo.
      Che poi gli antenati di questi israeliani abbiano occupato, secoli fa e per qualche secolo, quella terra, spiega forse perché questi israeliani siano così convinti che quella terra sia loro di diritto; ma è un diritto che semplicemente non esiste, perché i popoli si sono sempre spostati da che esiste l'uomo e collegare una certa discendenza biologica o culturale a un certo territorio è un'operazione arbitraria, che porta inevitabilmente a una guerra.
      GF

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    3. Bene, e allora cosa aspettano, i palestinesi, a spostarsi altrove? Non pare anche a te che stiano facendo un'operazione arbitraria nel collegare la loro discendenza alla Palestina? :-D

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    4. Infatti ho detto che Israele è una realtà di fatto, e non ha senso oggi affermare che la Palestina sia solo dei palestinesi, così come non aveva senso affermare nel 1917 che fosse per metà di ebrei nati e cresciuti altrove.
      Certo è arbitrario pensare che mio figlio possa abitare la stessa penisola dove ho vissuto io. Ma è un arbitrio ragionevole, certo più che pretendere che vada a fondare uno Stato a spese di un popolo colonizzato.
      Ora veda lei, che di solito preferisce il concetto laico di utilità a quello tribale di sangue e religione, se sia più utile accettare questa arbitrarietà oppure scatenare una guerra secolare con conseguenze globali.
      GF

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  14. Mi permetto di consigliare la lettura del libro di Ilan Pappe "la pulizia etnica della Palestina".

    Micus

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  15. Mi permetto di consigliare la lettura del libro di Ilan Pappe "La pulizia etnica della Palestina".

    Micus

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    1. Concordo, l'avevo consigliato anch'io un'altra delle varie occasioni. Ma dubito che Malvino possa mai mettere da parte i suoi pregiudizi e affrontare una simile lettura.

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    2. Letto un sunto disponibile online, interessante. Inviterei anche io Malvino a informasi sulla "Nuova storiografia israeliana", anche se penso che la conosca già. Fra l'altro le tesi degli storici (che è difficile definire antisemiti) smontano alcuni dei punti salienti del filmato nel post, soprattutto a proposito del momento cruciale del '48

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  16. Vabbè, sdrammatiziamo (sarebbe più propria per un paio di post fa ...)
    https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-xfp1/t1.0-9/p235x350/10439494_624087061031903_5174966386806420786_n.jpg

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  17. "quest'anno a gerusalemme" di mordecai richler

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  18. Il video risulta estremamente carente per quanto concerne i rapporti tra mondo islamico e nazionalsocialismo. Pochi sono a conoscenza del fatto che molti popoli di religione musulmana si schierarono con la Germania nazista, offrendo un altissimo contributo di sangue. Si calcola che fra il 1941 e il 1945 fecero parte delle unità militari del Reich almeno 13.000 siriani, palestinesi, iracheni, egiziani e maghrebini, 60.000 musulmani bosniaci, croati, montenegrini e albanesi; 350.000 turchestani, georgiani, armeni, tartari, ceceni, azeri. Soltanto i caucasici persero in combattimento 117.000 uomini, il che significa che le truppe musulmane furono sempre usate in prima linea. Adolf Hitler godeva tra i musulmani di un’ammirazione sconfinata. Lo chiamavano Abu Alì ed erano convinti che si fosse convertito all’Islam. Era tale la venerazione per il capo del Terzo Reich da suggerire ad un anonimo poeta dell’oriente arabo questi versi: «Non più monsieur, né mister, tutti fuori, sgombrare il campo, in cielo Allah, sulla Terra Hitler». I musulmani videro nell’antisemitismo nazista una vera e propria dichiarazione di guerra senza quartiere contro i comuni nemici, gli ebrei. Del resto c’era anche tra loro chi, negli anni Trenta, si dichiarava apertamente razzista. In una sua opera autobiografica, uno dei primi capi del partito al-Ba’th, il siriano Sami al-Jundi, descrivendo lo stato d’animo che caratterizzava gli arabi, afferma: «eravamo razzisti, ammiratori del nazismo, leggevamo i suoi testi e le fonti della sua dottrina, specialmente Nietzsche…, Fichte e “I fondamenti del secolo XIX” di H. S. Chamberlain, tutto incentrato sulla razza. Fummo i primi a pensare di tradurre il Mein Kampf. Chiunque fosse vissuto in quegli anni a Damasco si sarebbe reso conto della propensione del popolo arabo per il nazismo, perché il nazismo era la potenza che poteva essere presa a modello».

    Stefano Fabei, Il fascio, la svastica e la mezzaluna, Mursia, 2002

    Saluti. Klaus



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    1. Ma si, mettiamo dentro tutti, pure i georgiani e armeni che mussulmani non lo sono mai stati (e neppure antisemiti). Mettiamoci pure quelli che facevano la guerra coi tedeschi perché il loro nemico erano i sovietici, loro invece estremamente docili con gli ebrei. Che poi i mussulmani siano tutti mezzi fasci sono il primo a dirlo, non vedo come si possa parlare diversamente dei cattolici, del resto loro allo sterminio degli ebrei hanno partecipato alla grande.

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  19. Ah ah ah, questo video é oltre la propaganda, siamo alla parodia.

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  20. about Pappe' e il suo libro.

    Quando qualcuno esprime meglio e prima di te quello che tu volevi dire o scrivere non ti resta che citarlo:
    "A partire dagli anni ’80 molti studiosi ebrei anti-sionisti hanno dato credito a quelle menzogne sostenendo d’aver trovato a loro sostegno prove incontrovertibili in documenti degli archivi di Stato israeliani precedentemente classificati. Le loro ricerche erano politicamente motivate e spesso scadenti, ma il fatto che fossero ebrei, e talvolta israeliani, conferiva ai loro scritti un aura di veridicità e uno scudo pressoché imbattibile contro ogni critica. Si prenda ad esempio Ilan Pappe, professore alla Exeter University e capofila dei “nuovi storici”.

    Quando non riuscì a documentare che i fondatori d’Israele avessero pianificato una pulizia etnica, postulò che l’assenza di un piano generale per l’espulsione degli arabi palestinesi nel 1948 fosse la prova dell’esistenza di una congiura del silenzio sionista. Per dirla con le parole dello stesso Pappe, “non c’erano ordini scritti, solo un’atmosfera che deve essere ricostruita”.

    Per Pappe, è del tutto evidente che “è proprio così che si arriva alla pulizia etnica, con la creazione di quel tipo di sistemi di educazione e indottrinamento che assicurano che ogni soldato e ogni comandante, ognuno con la sua responsabilità individuale, sappiano esattamente che cosa fare quando entrano in un villaggio, anche se non hanno ricevuto nessun ordine specifico di espellerne gli abitanti”. In realtà, questo genere di politiche sancite da uno Stato lasciano sempre considerevoli tracce scritte. Per Pappe, dunque, il solo modo per rilanciare una menzogna originariamente concepita dagli scagnozzi arabi di Goebbels è quello di asserire l’esistenza di una congiura del silenzio, costringendo i suoi critici a dimostrare il contrario.

    Pappe e i suoi pari sostengono di basarsi solo su prove di recente rinvenimento, considerano il loro lavoro come conclusivo e definiscono chi li critica “tirapiedi” dell’establishment sionista. Ma gli storici non possono arrivare a una conclusione definitiva finché i governi non aprono i dossier delle loro politiche.

    Se la verità è l’antidoto alle bugie e la propaganda la stampella delle dittature, che gli arabi democratici diano inizio allo smantellamento dei miti. Per decenni le autocrazie arabe hanno disseminato menzogne perniciose e degli storici le hanno perpetuate, gettando benzina sul fuoco dell’estremismo in tutto il Medio Oriente. A riprova che stanno davvero voltando pagina rispetto alle dittature, i riformatori arabi tolgano la censura e aprano al mondo i loro archivi di Stato."
    cit: Ottolenghi

    Alessandro Riccio

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    1. Vabbeh qui siamo al sentito dire. Sarebbe da scrivere un "about Ottolenghi"... Invece: si continua a non leggere il libro di Pappe, che è complesso e ricco di documentazione. Certamente non si troverà l'ordine "eliminare tutti i Palestinesi", e d'altra parte se esistesse e fosse pubblico non ci sarebbe affatto bisogno di scrivere un libro dal titolo "La pulizia etnica della Palestina" in cui si cerca di argomentare, secondo me molto efficacemente, che l'opera lenta e sistematica di rimozione dei Palestinesi dai loro territori si configura come pulizia etnica. Tra i documenti più espliciti in questo senso sono i diari di Ben-Gurion, che anche pubblicati da soli, senza commenti aggiuntivi di Pappe, a me bastano e avanzano per rendermi conto di quanto consapevole e criminale fossero il suoi intento.

      Ah, che poi possa esistere una storiografia neutra, ne parliamo un'altra volta.

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  21. 1. Violazione del diritto del popolo palestinese all’ autodeterminazione come definita nelle risoluzioni 1514 (XV) e 2625 (XXV) e dalla Corte Internazionale di Giustizia nel suo parere consultivo sul muro
    2. Violazione del diritto internazionale consuetudinario, delle norme relative ai diritti umani (A/RES/194/III, par.11), del diritto internazionale umanitario consuetudianario codificato dal CICR nel 2005 nella regola 132, e dell’articolo 12 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, con la proibizione ai rifugiati palestinesi di tornare alle loro case
    3. Violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU) che esigono che Israele si ritiri dal territorio occupato (88 in totale fino alla fine del 2012) e della Carta delle Nazioni Unite che obbliga gli Stati Membri ad “applicare le decisioni del Consiglio di sicurezza(art. 25)”
    4. Violazione del « […] principio della inammissibilità della acquisizione del territorio con la guerra” (CSNU Ris. 242), come anche delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza che condannano l’annessione di Gerusalemme
    5. Violazione del diritto del popolo palestinese di disporre delle sue risorse e ricchezze naturali in conseguenza dello sfruttamento che Israele fa delle terre arabili palestinesi, delle loro riserve di acqua, e del rifiuto israeliano di consentire ai palestinesi l’accesso a più del 10% delle loro riserve sicure di acqua potabile (A/RES/64/92);
    6. .Violazione del diritto internazionale umanitario che proibisce: di stabilire colonie di popolamento israeliane ( quarta Convenzione di Ginevra del 1949, artt. 49 e 147, Parere consultivo della CIJ sul muro, 2004) e le espulsioni dei palestinesi dai loro territori (idem); le demolizioni e le espropriazioni di case e di terre arabe situate nel paese occupato (Regolamenti dell’Aia, 1907, artt. 46 et 55) ; di maltrattare, torturare e mantenere in detenzione amministrativa prolungata palestinesi nelle prigioni israeliane (qua rta CG, art. 3, 32 e 78); il non rispetto del diritto dei rifugiati palestinesi a ritornare alle loro case (A/RES/194/III, paragrafo 11 e DIH consuetudinario come codificato dal Comitato internazionale della Croce-Rossa (CICR) nel 2005, Regola 132) ; gli attacchi militari contro civili e gli attacchi indiscriminati e sproporzionati contro Gaza e i campi profughi (DIH consuetudinario, Regole 1 et 14) ; le punizioni collettive contro la popolazione palestinese di Gaza, dove secondo l’organizzazione mondiale della Sanità la situazione non sarà più sostenibile fino al 2020 (articolo 33, quarta CG).

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    1. Già. Parlano da sole, vero?
      Proprio da sole, visto che nessuno se ne accorge.

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  22. Cioè, metti questo detenuto che per questioni di privacy chiameremo Achmed. Metti che vive da anni in questa cella 3×3 che puzza di piscio e sudore, ma ormai è la sua cella e si è in un certo senso affezionato. Dorme al piano superiore del letto a castello, suda e piscia in quella che a tutti gli effetti è casa sua.
    Metti che poi, di punto in bianco, nella cella 3×3 arriva un nuovo galeotto, che per nessun motivo al mondo chiameremo Eliah. Eliah ha le dimensioni di una bisarca e con la bisarca condivide anche la scarsa tendenza a socializzare; si piazza al piano superiore del letto a castello, mette la sua roba nell’altro letto e consiglia ad Achmed di dormire nello spazio tra il letto e il pavimento. Le proteste e il setto nasale di Achmed si infrangono sul pugno della bisarca umana. Passa qualche mese e Achmed elabora una strategia infallibile per cacciare Eliah dalla cella: aspettare che si addormenti e punzecchiargli la schiena attraverso il materasso con la punta di una penna bic rubata in biblioteca. Al quarto affondo nel materasso Eliah si sveglia e, sorprendentemente, invece di chiedere alla direzione una nuova cella gli spacca di nuovo il setto nasale. Poi, per due settimane piscia e caca nello spazio sotto il letto a castello in cui ha relegato Achmed, il quale realizza di essere stato ingenuo a pensare che la sua strategia avrebbe funzionato. Al primo colpo. Il segreto della strategia è nella costanza, capisce. E quindi periodicamente, si sveglia di notte e spinge la bic contro il materasso a cui nel frattempo Eliah ha aggiunto anche quello dell’altro letto e un complicato sistema di elastici e bottiglie di plastica che lo avvertono appena Achmed esercita una minima pressione sulla struttura. La storia va avanti per 50 anni e Achmed ha ormai un setto nasale che nemmeno un cocainomane 10 volte più ricco e assiduo di Gianni Agnelli. Nessuno ricorda più come cazzo era cominciata, ma c’è unanime consenso nel ritenere che Achmed possa definirsi senza ombra di dubbio un vero e proprio coglione.
    Ora, nessuno vuole toglierti il diritto di lanciare razzi che verrebbero bocciati come progetto di scienze alle scuole medie contro una nazione con un sistema antimissilistico da futuro distopico e che, per rappresaglia, ogni volta rade al suolo le 4 capanne che eri riuscito a ritirare su dall’ultimo lancio. Fallo pure, per tutto il tempo che vuoi. Ma non cacare il cazzo quando si comincerà a pensare che il vero nemico della Palestina non è Israele, è Darwin.
    (tratto da Umoremaligno.it.)

    LB

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    Risposte
    1. "Nessuna persona protetta può essere punita per un'infrazione che non ha commesso personalmente. Le pene collettive, come pure qualsiasi misura d'intimidazione o di terrorismo, sono vietate.
      E' proibito il saccheggio."
      Art.33 della Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra.
      http://files.studiperlapace.it/spp_zfiles/docs/20041031171801.pdf

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