giovedì 30 ottobre 2014

Il registro dei brevetti

Qualche giorno fa, nella cartella della mailbox in cui mi arrivano gli avvisi dei commenti ai post, ne trovo uno a Tra gufo e allocco, che è di quasi due mesi fa, col quale un gentile anonimo presume di farmi cortesia segnalandomi che «oggi [è il 26 ottobre] il foglio di giuliano ferrara ha ripreso la tua metafora dei gufi e degli allocchi». È un commento che mi infastidisce e mi imbarazza, e il fastidio nasce dal non capire esattamente cosa voglia dar per implicito il messaggio (dovrei menarne vanto? dovrei lamentare un furto?), mentre l’imbarazzo nasce dall’esitazione a ferire la sensibilità di chi probabilmente ha creduto di farmi un favore col dirgli che basterebbe un minimo di confidenza con la letteratura italiana per sapere che quel combinato metaforico è vecchio di almeno quattro secoli (Giulio Cesare Croce) e ripetutamente ripreso in quelli successivi (Ugo Foscolo, Ippolito Nievo, Aldo Palazzeschi, Achille Campanile, Giovanni Guareschi), anche nei punti in cui la letteratura si fa sciatta (http://www.barzellette.net/4895.htm).
Decido per la pubblicazione del commento senza alcuna risposta, e dimentico la cosa, per pentirmene un poco solo oggi, oggi che Il Foglio segnala ai suoi lettori che Antonio Polito ha ripreso la sua metafora dei gufi e degli allocchi in un editoriale apparso l’altrieri sulla prima pagina del Corriere della Sera. Mi pento di non aver preso spunto dal commento del gentile anonimo per un post sulla fessaggine di chi vanta la paternità di un ritrovato retorico come di nuovo conio, ma sarebbe stato un post lunghissimo, perché per dimostrare che anche il fortunato espediente linguistico in fondo non è un fortunoso riscoprirlo, al meglio ripulendolo, avrei dovuto produrre una congrua quantità di esempi, dalle brillanti arguzie di tanti editorialisti che arrivano in pagina dalle garzantine di motti e sentenze, fino a certe esplosive battute che sul web fanno venire a galla migliaia di like come quando si pesca con le bombe di profondità. Ma ne sarebbe uscito un saggio, per giunta deprimente. Resti l’esortazione all’umiltà: prima di correre a brevettare linvenzione, sfogliamo il registro dei brevetti. 

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