domenica 22 febbraio 2015

Graziano Delrio, finissimo biblista


«Il Signore gli disse: “Questa è la terra che ho promesso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, e che darò alla tua discendenza. Ho voluto che i tuoi occhi la vedessero, ma tu non vi entrerai”. […] Quando morì, Mosè aveva centoventi anni»
Dt 34, 4-7


16 commenti:

  1. Delrio involontariamente è onesto. Renzi, come Mosè, promette la terra promessa (scusate il gioco di parole) ma nessuno di noi farà in tempo a raggiungerla.

    Matteo Z

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  2. Come diceva Keynes commentando le proposte degli economisti neoclassici che avrebbero dovuto risolvere i problemi della Grande Depressione a lungo termine: "A lungo termine saremo tutti morti".

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  3. Tutti fini biblisti, qui, ma il Mosè che muore vedendo la terra promessa è quello che ha portato il suo popolo fin laggiù. Popolo che si lamentava e preferiva la schiavitù dell'Egitto alla fatica del cammino. Nulla di diverso dai commentatori di oggi.

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    1. A 120 anni. Ne mancherebbero 80, dunque, per arrivare "fin laggiù".

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    2. La ricordavo più esperto di cose bibliche, caro Malvino: la traversata nel deserto ne durò la metà. Qui non abbiamo certo un Mosè ma, indipendentemente da chi sia il leader, temo, non basteranno due legislature per cambiare il paese. Soprattutto per via dei tanti che vorrebbero tornare indietro, esattamente come allora.

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    3. La metà per attraversare il deserto, ma Dio mostra la terra promessa a Mosè poco prima che muoia. In quanto al fatto che "non basteranno due legislature per cambiare il paese", sono d'accordo, ma Mosè dice che è questione di due o tre anni. In quanto ai "tanti che vorrebbero tornare indietro", ce ne sono abbastanza che nell'avanti cui si tende vedono a ragione un arretramento, per esempio nelle garanzie conquistate dai lavoratori.

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    4. Mosè non aveva 40 anni in partenza... Per il resto ripeto che non mi interessa il leader, ma se si procede. E il considerare arretramento il Job Act (che ha mille lacune, ma è un passo avanti rispetto al non avere neanche la possibilità di ammalarsi, come nei contratti oggi più diffusi) è proprio quel rimpiangere la schiavitù. Considero però che la critica viene da chi, a spese delle generazioni successive, quelle situazioni non le ha mai vissute sulla sua pelle: per loro forse la schiavitù non è così malvagia (basta che poi non vengono a raccontare di esser di sinistra)

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    5. Oh, Gesù, ma lei è proprio un renziano, vedo che ha tutti i fondamentali, complimenti. Pensi che da queste parti non ne sono mai passati o almeno non si sono mai fatti riconoscere. Dunque anche per lei il Jobs Act sarebbe progresso? Bene, speriamo che i tempi non siano biblici per vedere come abbatterà la disoccupazione. Resti renziano fino ad allora, mi raccomando, e mi faccia il piacere di non smettere d'esserlo quando il Grande Bluff si sarà rivelato tale a questo paese di merda.

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    6. La legge sul lavoro renziana è come quel tizio che con una mano ti dice di star fermo perché deve metterti dei cerotti e con l’altra mano continua a picchiarti a sangue. E dai, stai fermo, sennò come faccio a medicarti le ferite ...

      Su 47 tipologie di contratto ne restano 45, tanto per dire. Un record mondiale di sfumature di schiavitù e di cerotti.

      Faccio un esempio concreto, reale: reparto di logistica industriale. Il padroncino progetta di ristrutturare, non farà più solo logistica ma anche stireria e confezionamento vero e proprio per conto terzi. Circa la metà dei dipendenti saranno “demansionati”, con le conseguenze del caso, e un paio di operaie (che con lui non sono state “gentili”, ma sarà un caso) saranno lasciate “in libertà”. Ha già provveduto, attraverso il suo commercialista factotum, a contattare delle stagiste e per certe mansioni ci penserà il “somministratore” che provvederà ad inviare schiave. Vogliamo poi parlare dei voucher?

      Spesso, molto e troppo spesso, chi parla di queste cose non le conosce, non le vive. Solo su questo punto ha ragione il signor Davide, poiché parlare senza conoscere è evidentemente, da ciò che dice, l’unico fatto che frequenta di persona.

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    7. Vedo che la signora de Gouges, fine drammaturga, ama romanzare: felice lei, a confondere le sue fantasie con la vita reale, ma la realtà del mondo del lavoro non è quella delle sue operette teatrali. Chi lo vive davvero, e non nelle sue fantasie, sa bene che l'articolo 18 già oggi si applica solo ad una ristretta minoranza di aziende, il 2,4% del totale, e che grazie al ricorso a forme contrattuali atipiche anche in quella minoranza i diritti minimi del lavoratore possono essere negati, così come già oggi le ristrutturazioni aziendali portano a licenziamenti di massa. Detto questo, in una situazione del genere i bisogni di chi lavora e non fa teatro sono: 1) mentre lavora, avere riconosciuti i diritti che oggi non ha (ferie, malattie, gravidanza, etc.); 2) alla conclusione del contratto di lavoro, avere riconosciuto un indennizzo sufficiente a sostenersi mentre si cerca un nuovo lavoro (e prova di questo è il fatto che già oggi il numero di reintegri è irrisorio, dato che nella quasi totalità dei casi ci si accorda con l'azienda per un indennizzo).
      Poste queste due basi concordo con lei che il Job Act non risolva il problema. Va incontro al punto 1 ma è ancora troppo poco incisivo sul punto 2, in quanto l'indennizzo riconosciuto è minimo. Su questo secondo punto serve stanziare maggiori fondi, accompagnandoli per rendere il tutto sostenibile da una tassazione per le imprese che sia proporzionale al ricorso "indiscriminato" al licenziamento, e in aggiunta a tutto questo andrebbero pesantemente riformati i centri per l'impiego. Sono dunque contento del Job Act? No, ma non posso neanche dire che non sia un piccolo passo in avanti. Se si accompagnerà a tutti gli altri potrà effettivamente portarci verso un mercato del lavoro al tempo stesso più competitivo e più giusto, se resterà questo timido passettino e si fermerà qui verrà travolto dall'ondata del Mar Rosso insieme ai problemi da cui cercava di smarcarsi. Con questo spero di togliermi di dosso l'etichetta che il buon Malvino mi ha attaccato, e tolgo il disturbo comprendendo qui di non esser gradito (mi sono permesso di intervenire solo per un dibattito "teologico", anche se poi il padrone di casa ha spostato il tiro sulla riforma del lavoro). Prima di andare, però, la rassicuro: queste idee sul mercato del lavoro le ho da ben prima di Renzi e continuerò ad averle anche dopo di lui: per ora lo giudico poco sopra la sufficienza, rispetto al lavoro da fare, e può sembrare un gigante solo nella pochezza di chi ha attorno.

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    8. Troppo duro, dovrebbe metterci un po' dello shabadabadà della Boschi.

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    9. Non c'è bisogno di essere renziani per essere d'accordo con questo timido passo nella direzione giusta del jobs act.
      Qui ne ha un altro Castaldi che ritiene umanamente na fetecchia il signor Renzi, ma lo ritiene politicamente il meno peggio del hic et nunc della politica italiana.
      Certo è un democristiano e lo manderei a fanc.. mane e sera per il suo immobilismo in tema di diritti civili e laicità, ma in tema di economia e riassetto istituzionale sono abbastanza d'accordo con lui.
      Cha fa Malvino, mi caccia?

      Alessandro Riccio

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    10. "In tema di economia e riassetto istituzionale sono abbastanza d'accordo con lui." Riccio: lei è scemo così, di natura, o ha fatto corsi accelerati per diventare tale?

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    11. Tralasciando l'italiano da semi-analfabeta ("Qui ne ha un altro Castaldi che ritiene umanamente na fetecchia il signor Renzi, ma lo ritiene politicamente il meno peggio del hic et nunc della politica italiana."), ma uno che scrive chicche come: "in tema di economia e riassetto istituzionale sono abbastanza d'accordo con lui." è cretino così, di natura, o lo è divenuto nel tempo?

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  4. Un altro, oltre a Delrio, che confonde Renzi con Mosè. Parola di Napoleone!

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  5. Se un milione di persone crede ad una cosa idiota la cosa non cessa di essere idiota. Se il 40% vota per un idiota quello non cessa di essere un idiota.

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