lunedì 27 aprile 2015

È assai probabile che l’Italicum passi alla Camera

È assai probabile che lItalicum passi alla Camera, e le probabilità aumentano col contingentamento degli interventi cui si ricorrerà nel caso in cui la discussione in aula slitti davvero di una settimana, come sembra nelle intenzioni di Matteo Renzi, che pensa, e a ragione, di poterla utilizzare anche per far cambiare idea a qualche deputato della minoranza interna del Partito Democratico, che daltronde è assai poco compatta e ha già dato numerose prove di ambiguità morale prima che politica verso il segretario del partito, oltre che per raccattare consensi dalla fronda che in Forza Italia ha nostalgie per il Patto del Nazareno, così sfruttando a suo vantaggio leventualità di un voto segreto.
Matteo Renzi, dunque, non ha torto nel sentirsi relativamente sicuro che il mostro sarà infine partorito: nelle sue smargiassate cè un bluff assai ben calcolato sullevidenza che i suoi avversari non hanno in mano carte forti. Certo, con una straordinaria concordanza di eventi a suo sfavore potrebbe anche cadere sul voto, e nel caso si trattasse di un voto di fiducia perderebbe Palazzo Chigi, il che potrebbe pure ridimensionare in modo drastico il suo peso allinterno del suo partito, ma tutto questo, sulla base delle forze in campo, è ipotesi che può coccolare solo chi pensa che Matteo Renzi sia un mero accidente.
In realtà, si tratta del prodotto di una crisi della democrazia che investe buona parte del mondo occidentale: se in Italia assume il volto di un arrogante gradasso dai modi spicci, è solo perché da noi la democrazia è sempre stata assai debole, tutta formale, e a volte neanche. Un paese di merda merita per premier un uomo di merda, tutto qui, e se è vero che le prove più dure saggiano la reale natura di un popolo, rivelandone le virtù se ne possiede, sennò portando a galla quello che nel fondo ha di peggio, una crisi economica come quella che ha preso avvio nel 2008, ma che si è solo limitata a rendere più esplicita ed acuta una debolezza da decenni intrinseca al sistema, non poteva che generare tal genere di mostruosità: lennesimo avventuriero convinto di poter essere luomo forte di cui il paese abbia linconfessato bisogno.
Non a torto, occorre dire, perché, al netto della forza che un borderline di questo tipo raccoglie a strascico gettando la sua rete nel vasto mare del conformismo e dellopportunismo, e che in fondo non serve ad altro che a dargli una patina di legittimità, il bisogno di essere guidati da un Uomo della Provvidenza non risparmia le oligarchie che detengono il controllo delleconomia, con quanto ne consegue sugli strumenti che formano lopinione pubblica: bisogno che qui deriva dalla nota consuetudine a ritenere, non senza ottime ragioni, che quando lUomo della Provvidenza torni dimpiccio, pur pagando il necessario e dovendo perderci un po di tempo, si può sempre sacrificarlo, dandolo in pasto ad una plebe adeguatamente resa feroce.
E dunque Matteo Renzi è forte, seppur di questo genere di forza. Sullapprovazione dellItalicum dice di voler scommetter tutto ed è molto improbabile che perda la partita. Che poi la Corte Costituzionale, tra tre anni o cinque o sette, sentenzi che lItalicum debba fare la stessa fine del Porcellum, con quanto nel frattempo grazie allItalicum sarà stato possibile far rendita, questo è tuttun altro paio di maniche. Al più, darà soddisfazione a quanti fin dora segnalano i patenti punti di incostituzionalità del ddl che la Camera approverà entro la fine di maggio.
Su cosa questa legge elettorale cambierà nellattuale assetto politico e, ancor più, in quello istituzionale, soprattutto col combinato disposto di un Senato non elettivo, non sarà il caso di intrattenerci troppo: su queste pagine se nè già parlato e commentatori molto più autorevoli hanno espresso analogo parere, per giunta con argomentazioni di incommensurabile rilievo tecnico. Nemmeno varrà la pena di intrattenerci troppo su cosa cambierà nella percezione che il cittadino avrà dello Stato, perché il progetto di cui l’Italicum non è che un passaggio appare evidente in ogni singola sfaccettatura dell’azione di questo governo, dall’idea di depotenziare gli organi collegiali attualmente operanti nella scuola per creare una figura di preside che delle sue decisioni su studenti e corpo insegnante risponda al Ministero dell’Istruzione come un prefetto era tenuto a rispondere al Ministero dell’Interno nel Ventennio fascista, fino al tentativo, in buona parte già riuscito, di avocare al potere esecutivo buona parte delle naturali prerogative di quello legislativo e di quello giudiziario: in sostanza, avremo un’Italietta piramidale che per base avrà una soggezione grata delle eventuali briciole che pioveranno da un vertice che tradurrà in arbitrio il consenso.
In nome della stabilità del sistema, si dice, e infatti cosa c’è di più solido di un sistema autoritario, finché regge? Oppure, come pure si dice, ma qui per quell’irrefrenabile inclinazione all’ipocrisia che è il sintomo più genuino dell’istinto antidemocratico rintanato nelle più fetide nicchie della democrazia formale, in nome della governabilità.
Il lavoro per demolire questo costrutto sarà arduo e ingrato, lungo e senza certezza di buon esito. Ci attendono decenni che imporranno prezzi enormi a chi oserà mettere in discussione l’Italia che sta per prender forma da una legge elettorale come quella sulla quale è chiamata a esprimersi la Camera. Una sola è la certezza: se passerà l’Italicum, sarà perché l’avrà votato un congruo numero di deputati del Partito Democratico. Poco importa quanto saranno stati i dissidenti che alle ragioni di opportunità avranno opposto quelle di principio, perché vuol dire che saranno stati comunque irrilevanti: volontariamente irrilevanti, poi, se sceglieranno di restare in un partito la cui maggioranza sia stata capace di approvare una simile legge elettorale. Il Partito Democratico, insomma, potrà comunque essere considerato in blocco il peggior nemico della democrazia. Chiunque l’abbia a cuore sarà moralmente e politicamente autorizzato ad ogni mezzo utile per precipitarlo nell’infamia e nella rovina, e allora ben vengano le iniziative strumentali della magistratura cosiddetta politicizzata: chiuderemo un occhio se peccheranno di qualche sbavatura procedurale. A brigante – dura lex, sed lex – brigante e mezzo.

4 commenti:

  1. Sarà assai probabile, e ci porteremo dietro una bella merda da dover decomporre e rifare negli anni a venire, ma stavolta secondo me il fiuto politico di Renzi ha fallito.
    Si sta facendo troppi nemici, anche tra i possibilisti e tra quelli non contrari al suo operato.
    E soprattutto, in democrazia chi fabbrica armi potentissimi per sè dovrebbe sapere che le stesse armi finiranno in mano al tuo nemico prima o poi.

    Sono tendenzialmente favorevole alla governabilità e un grosso fan dello spoils system. Però questa riforma è orrenda. Non vedo i contrappesi. Obama è potentissimo, ma non può manco chiedere la fiducia.

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  2. "La repubblica borghese è il miglior involucro possibile del capitalismo e per questo il capitale, essendosi impadronito... di questo involucro, che è il migliore, fonda il suo potere in modo talmente solido, talmente sicuro che nessun cambiamento né di persone, né di istituzioni, né di artiti nell'ambito della repubblica democratica borghese può scuoterlo." : )

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  3. Abbiamo la acquolina in bocca...

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  4. Sottoscrivo tutto, dalla prima all'ultima parola.

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