martedì 21 aprile 2015

Sì, ma chi?

La revoca del mandato a rappresentare il Pd nella commissione parlamentare che sta discutendo l’Italicum non stupisce tanto per il numero dei deputati raggiunti dal provvedimento (dieci, roba mai vista), e nemmeno per l’indubbio peso che hanno i nomi di alcuni tra questi (Bersani, Cuperlo, Bindi), men che meno, poi, per quello che la decisione rivela della personale concezione che Renzi ha dell’essere segretario di un partito politico (in fondo, qui, non fa che confermarla), e ancor meno, se possibile, per l’ennesima prova di arroganza offerta da questa merda d’uomo (qui da intendersi come titolo di merito: specchio fedele del suo tempo, stessa sostanza, stessa consistenza): no, assai di più stupisce come, anche stavolta, questo coglione dopato di autostima incassi tanto agevolmente la soggezione di quanti sono fatti oggetto delle sue miserabili soperchierie da gradasso. Oppure no, neanche questo è degno di stupore, perché chi finora da lui ha subìto umiliazioni e dileggi non si è mostrato in grado di reagire neanche a ciò che intanto di assai più grave si andava consumando, e cioè la riduzione di un partito a comitato per la cura delle ambizioni personali di un parvenu di provincia, cafone quanto mai, e ignorantello, per giunta pure sbruffoncello, figuriamoci afferrarlo per il bavero, mollargli due ceffoni e urlargli in faccia: «Provaci ancora e ti sventro». Figurine esangui che lo hanno lasciato fare, incapaci di ammazzare il mostro in culla, prima, e ora destinate solo a stargli dietro, frustrate e riluttanti, sennò ad uscire dal partito, e per far cosa? Ne hanno paura, e lui visibilmente gode a vederli schiumar rabbia: tutto sommato, almeno per gli amanti del genere, può pure essere arrapante. Due ceffoni, invece, soprattutto se assestati in pubblico, ridimensionerebbero sensibilmente il Fenomeno: si tratta del solito ologramma che sembra persona vera solo fino alla prima interferenza di fase significativa, e l’immaginario che fin qui si è costruito addosso può svaporare solo se sbatte il grugno contro chi sappia usare modi più brutali dei suoi.
Sì, ma chi? Non avrebbe senso se si trattasse dello psicopatico di turno, potrebbe addirittura tornargli comodo. Idem se si trattasse di un leghista o di un grillino, anzi, peggio. Poi, sia chiaro, dovrebbe trattarsi di ceffoni (uno sarebbe poco, più di due potrebbe essere controproducente): gavettoni, torte in faccia, palle di letame, peggio che niente. E l’ideale sarebbe qualcuno della minoranza interna al Pd. Niente donne: siamo un paese intensamente maschilista, la volenterosa sarebbe marchiata a fuoco come isterica e il giorno dopo lui le manderebbe pure un mazzo di rose, con un risultato catastrofico rispetto allo scopo. L’uomo migliore sarebbe Bersani, ma figuriamoci, è uno che ha detto: «Preferisco ricevere un torto piuttosto che farlo», e (ahilui!) è pateticamente credibile, non ci riuscirebbe mai, neanche se in sogno glielo ordinasse Giovanni XXIII. Di Cuperlo, che pure andrebbe bene, non ne parliamo proprio: l’idea di rovinarsi il manicure e la reputazione lo terrebbero sul cesso con la diarrea fin dal giorno prima, e dopo, ammesso e non concesso ci riuscisse, si sentirebbe in dovere di espiare, probabilmente suicidandosi. In quanto a Civati, non ha il physique du role, né la congrua apertura palmare: buono semmai a intrattenere i giornalisti, dopo, sottolineando il significato politico del gesto. Fassina, ecco, Fassina sarebbe quello giusto, meglio poi se al gesto sapesse imprimere un tono epico, chessò, gridando: «E mo ci ha rotto il cazzo, dittatorello da strapazzo!». Ma è inutile contarci, alla minoranza del Pd piace un sacco essere maltrattata. Sacrificarsi per il bene del paese, poi, solo a lasciar l’impronta di un culo su una poltrona.

10 commenti:

  1. questa e' una delle rare volte in cui mi trovo in disaccordo: la piu' adatta a menaje secondo me e' la bindi

    eppero', certo anche a lei basta dirle due paroline sui diritti civili da non approvare mai e subito si mette cheta cheta

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  2. Una domanda, ma in teoria un parlamentare in commissione non dovrebbe votare secondo la linea del partito (pieno di renziani, da 8 settembre ma sempre renziani) visto che è una delega di rappresentanza, e poi in aula votare per quello che gli pare in onore dell'art.67?

    PS
    posto che il gesto fa abbastanza schifo. E non mi pare politicamente intelligente, ad andare sempre alla prova di forza rischia di finire culo a terra e tornare alle urne col proporzionale-palude che ci troviamo ora.

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  3. Credo che passero' il resto della giornata con un sorriso stupido stampigliato in faccia.

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  4. Non è mica da ieri mattina che tutto il piddì - maggioranza E minoranza - viene definito "partito tafazzista": è dai tempi dell'ulivo, della margherita, di quando non si chiamava manco piddì.

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  5. Du' sberloni glieli ficcherei volentieri. Anche se fossi Civati, o perfino un nanerottolo. Ma non sono invischiato lì in mezzo a quel partito di autolesionisti, quindi non ho modo di avvicinarmi a lui e ficcargli quei du' sberloni.

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  6. Articolo da incorniciare, eccetto che per quel "gli" al posto di "le", riferito alla ipotetica coraggiosa che dovrebbe (giustamente) prenderlo a ceffoni.
    Mi stia in salute, dott. Castaldi.

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    1. Corretto, è che l'avrò pensata come virago.

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    2. Le tensioni che spingono la lingua dotta verso quella parlata sono, a mio parere, da contrastare solo quando nascono da ignoranza, ossia da emulazione goffa del supposto parlar forbito: "accellerare", "paventare" usato come sinonimo di "prospettare", "avvallare" dove c'è un avallo e non un avvallamento.
      Quando, invece, salgono prepotentemente dal basso, è legittimo che si prendano il loro spazio. In un contesto di ceffoni, gavettoni, torte in faccia, palle di merda e altro, "gli" ci stava molto meglio. (anche il "ci" appena scappatomi è un esempio).

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    3. Domanda troppo raffinata per un uomo semplice. Se vorrai proseguire, e il padrone di casa lo consentirà, dovrai decrittarla.

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