mercoledì 5 agosto 2015

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Da ansa.it apprendo che giovedì 6 agosto lo Zimbabwe presenta allExpo lo zebraburger, hamburger con carne di zebra, variante del cocroburger, hamburger con carne di coccodrillo, che sempre lo Zimbabwe ha presentato allExpo a metà luglio, e che pare sia andato a ruba. Toccagli il leone Cecil, agli zimbabwesi, e si incazzano di brutto, ma zebre e coccodrilli te li buttano in faccia. Idem per gli animalisti, di cui non ho notizia di proteste per il cocroburger, sicché suppongo se le risparmieranno pure per lo zebraburger. Probabilmente non c’è contraddizione, la vedo solo io, dunque fate finta che queste righe siano la confessione di uno che comincia a far fatica a spiegarsi le cose. 

18 commenti:

  1. La commozione generale (e quindi anche un po' isterica) per la sorte del leone Cecil deriva da molti fattori. I due, più macroscopici, e sempre guardando alla differenza con la storia delle zebre: di leoni ce ne sono meno; le zebre raramente hanno un nome proprio e quindi sono trattate dalla coscienza collettiva alla stregua di un animale-massa.

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    1. come motivo aggiungerei anche la foto della leonina salma col cacciatore che sorride dicendo un qualcosa tipo "un abbraccio ai gufi"

      Antonio

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  2. Come spiegava ad esempio Marvin Harris in "Buono da mangiare", è tutta una questione antropologica: per un veneto, in fondo, la zebra non è altro che un mussetto a strisce, se si mangia il primo con la polenta alla fiera perché non la seconda, in una fiera un po' più cosmopolita; viceversa, al leone è riconosciuto da sempre, nelle varie culture, uno status "reale" e i re, quando vengono ammazzati, diventano materiale da tragedia.

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    1. mi pare che il cotechino si mangi anche nelle regioni dove non si chiama musetto, e del resto si consumano ovunque tonnellate di bos taurus indicus con marchio IGP. se le zebre venissero macellate per dar nutrimento agli affamati sarebbe poco male, ma succede invece che vengano servite per abbuffare degli obesi. spiace che vengano uccisi degli animali per usi meramente edonistici e ludici (eufemismo). ad ogni modo è mio parere che questo genere di notizie, a cui viene dato un così elevato risalto (perciò condivido il post), serva a distrarre l'attenzione da ben altri fatti connessi al cibo, per raffreddare la realtà e renderla astratta: per esempio che nel mondo muoiono milioni di bambini per denutrizione e per le sue conseguenze.

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    2. No, io ho scritto "mussetto" con due esse: in veneto è un "asinello" (e il relativo piatto, in tocio / umido con la polenta), con cui la zebra è imparentata; quindi mangiarla non sarebbe un'abitudine alimentare tanto strana.

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    3. Mussetto a striscie è fantastica

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    4. A mio modesto avviso, credo che il leone posto orizzontalmente ha scatenato proteste e sdegno nei popoli perché non aveva un adeguato contorno. La testa finirà impagliata quale orrido souvenir mentre le sue carni saranno sprecate per le genti. Ma magari mosche e larve applaudivano all'uccisione. Non c'è un tg7 degli insetti dove informarsi?

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  3. E non è il solo, caro Lei.
    Sempre utile passar di qua.
    Stia bene.
    Ghino La Ganga

    P.s.: "alla stregua di un animale-massa" di sentierinterrotti io me la segno.

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  4. Beh esistono anche animalisti dotati di neuroni, che sanno distinguere una specie la cui popolazione dimezza ogni dieci anni (il leone, ad esempio) da altre che non corrono pericoli di estinzione.

    Detto questo, essendo gli animalisti dotati di neuroni quattro credo che la cosa non influisca sulla quantità delle proteste.

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    1. Quando uno comincia a fare la conta dei neuroni degli altri vuol dire che si sente in pericolo.

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  5. In tutti i casi caro Malvino ,sei parte di una numerosa compagnia..si potrebbe fondare un club

    caino

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  6. In Zimbabwe, We Don’t Cry for Lions http://nyti.ms/1MKImKH

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  7. Scherzi e animalisti a parte, ho trovato una spiegazione abbastanza interessante da parte da un mio collega che si occupa di social marketing. Cecil è virale, i bambini morti no. E manco il crocoburger.

    Nel caso del leone c'è un cattivo designato (il dentista), una vittima ben precisa (la bestia), un problema molto circoscritto (la caccia in Africa), ovvero che coinvolge una piccola parte della popolazione mentre la maggior parte non andrebbe a sparare ai leoni, ma preferisce guardarli sul National Geographics. Sono tutti gli ingredienti per fare diventare una campagna virale.

    Negli altri casi: il problema è molto ampio (fame nel mondo, abitudini alimentari, industria), non c'è un cattivo preciso, non c'è una vittima precisa, non c'è una soluzione circoscritta ma una serie di soluzioni complesse. Troppo fumo, la sensazione di impotenza diminuisce la 'carica di indignazione'.

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    1. Prendiamo un cattivo ben preciso, Stephan Schmidheiny, non fa il dentista ma era proprietario di una fabbrica di eternit; e una vittima ben precisa, un tizio che si chiamava Alberto, morto di un cancro riconducibile all’asbesto; dunque un problema circoscritto, l’inquinamento, che coinvolge una piccola parte della popolazione, metti quella di una cittadina. Chiedo: non sono anche questi gli ingredienti per farla diventare una campagna virale? Quanti talk e simili hai visto dedicati a questo tema? Quante dirette televisive dalle aule del tribunale? Quante pagine de Il sole 24ore, Repubblica, Corriere e Famiglia cristiana dedicate al dramma delle famiglie colpite? Quante persone che stanno leggendo questo commento, dunque non dei Baluba del Congo, pensi che sappiano com’è finita la vicenda giudiziaria e perché?

      Troppo fumo, come tu dici?

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    2. No, le posso contestare che il proprietario di una fabbrica non è 'responsabile' agli occhi dell'opinione pubblica come chi imbraccia un fucile e spara. A livello emotivo sono due livelli totalmente diversi. La vicenda giudiziaria è 'non poteva sapere' 'si sapeva ma se ne fregava' 'no le misure messe in atto erano sufficienti' 'no, era un criminale' eccetera.
      Non è virale, troppo fumo.
      Invece parliamo di Snowden. Lì c'è un eroe, dei cattivi, un gesto di ribellione, insomma tutti gli ingredienti per una storia. Ci sono state petizioni, campagne, eccetera. E di recente Obama ha negato la grazia. E ci sono continue (ora più sporadiche, il virale passa di moda) iniziative analoghe per quel povero cristo di Manning che non è riuscito a fuggire in tempo.
      Parliamo anche di Salvini. C'è del degrado nelle città. Attribuibile, in percentuale variabile, a italiani, immigrati e turisti. E forse per uno 0.1% ai rom, che sono quattro gatti. Ecco, basta avere un cattivo (in questo caso un'etnia di 'diversi), un paio di episodi con dei video caricati su youtube con delle ladre (finte), una vittima (il popolo italiano tenuto in scacco da questi spregevoli individui) e la storia è fatta.
      Si guardi anche il caso di Green Hill, siamo un paese in cui (per fortuna) la sperimentazione animale esiste, ogni giorno centinaia o migliaia di animali muoiono per quella ragione, eppure tutto sembrava ruotare intorno a quei cazzo di cani.

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  8. condivido quanto dice Stefano. Aggiungerei che ciò che colpisce nell'uccisione del leone è la sua manifesta gratuità. Il fatto che l'uccisore non ci abbia guadagnato niente. Nella nostra epoca si perdona qualsiasi crudeltà a patto che sia riconducibile a qualche interesse materiale.

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  9. Certo che però anche " le zebre raramente hanno un nome proprio" di @sentierinterrotti non scherza.
    Mi segno pure quella.
    Stia bene, sempre utile passar di qua.
    Ghino La Ganga

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