venerdì 22 aprile 2016

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«L’italiano non è l’italiano: è il ragionare»
Leonardo Sciascia, Una storia semplice (1989)

Quando si parla di analfabetismo funzionale, ci si limita a considerare l’incapacità di comprendere un testo relativamente semplice, produrne uno sufficientemente adeguato a esprimere quanto sia nelle intenzioni di chi scrive, eseguire calcoli anche estremamente facili e risolvere problemi non eccessivamente complicati – incapacità che per ciascuna delle dette operazioni è opportunamente valutabile grazie a test che ne rivelano la gravità caso per caso – come espressione di un mero deficit di nozioni, che per quanto attiene al leggere e allo scrivere sarebbero grammaticali, sintattiche e lessicali, quasi che il problema debba ritenersi relativo solo al grado di istruzione, e in sostanza all’acquisizione, al corretto uso, alla necessaria manutenzione degli utensili impiegati per comunicare, dimenticando che a informare la struttura del linguaggio sono le leggi della logica, sicché non è affatto azzardato affermare che a ogni analfabeta funzionale corrisponda un individuo che non ragiona affatto o che ragiona male.
Questo primo capoverso poteva essere spezzettato in dieci frasi per renderne più agevole la lettura? Senza dubbio, ma a che scopo? Per non pretendere dal lettore una continuità di attenzione che già a un terzo della sua lunghezza – concedo – può risultare faticosa. È così che deve aver preso piede la premura di costruire frasi brevi: dal tronco della proposizione principale vengono potate le coordinate, le subordinate e le incidentali, senza togliere efficacia comunicativa al testo, sia chiaro, ma rinunciando a dargli una forma che corrisponda allarticolazione logica che lo sostiene. In altri termini, la scelta è quella di disarticolare i processi logici, ritenendo che non sia essenziale assicurarne la continuità per dar ragione del loro sviluppo. Daltronde, se si ha contezza del fatto che di analfabetismo funzionale soffre oltre l’80% degli italiani (nella sua forma più grave la percentuale è del 47%), non cè altra scelta: occorre rinunciare a produrre testi che impongano al lettore la fatica di ragionare. Non mi si fraintenda: con una scrittura semplice, non faticosa, si possono adeguatamente esprimere concetti anche assai complessi, senza che limpianto argomentativo venga a perdere solidità, né che venga meno la possibilità di saggiarla. Di fatto, tuttavia, il saggiarla implica dover ricostruire il processo attraverso il quale limpianto argomentativo è venuto a strutturarsi. Poco male, si dirà, in fondo nulla andrà perso. Certo, ma solo per chi sarà in grado di riattaccare i rami al tronco: lanalfabeta funzionale non ne sarà capace, anzi, neppure ne comprenderà il senso. Si saranno così create le premesse perché a persuaderlo possa bastare ciò che pensa di aver capito, laddove il testo gliene offra occasione, poco importa quanto reale. La breccia sarà fatta per lasciare passare non solo paralogismi e tautologie, ma anche argomenti validi, se però esposti in modo didattico, il che giocoforza presuppone la disponibilità ad assegnare autorità senza poterne valutare pienamente la legittimità.
Il primato europeo di analfabetismo funzionale di cui lItalia continua ad essere lincontrastata detentrice fin dalla prima indagine effettuata sul fenomeno non è, dunque, solo un problema strettamente culturale, ma anche, e forse soprattutto, una questione antropologica, tanto più rimarcabile in quanto tale per lenorme divario che la separa dagli altri paesi: a dispetto degli autori che ci hanno scoraggiato dalla costruzione di quegli idealtipi cui si dà il nome di «carattere», quello italiano esiste, e ha una ben distinguibile cifra identitaria, che è l’incapacità di ragionare

11 commenti:

  1. hai colpito il bersaglio nel cerchietto più piccolo. resta il tema, non certo collaterale, del perché. per quanto riguarda il mio veneto, specie quello delle province interne, ho un'opinione assai sintetica: retaggio di secoli di carenza di proteine e di sovrabbondanza clericale. insomma, se mi passi la battuta, una questione soprattutto di dieta: niente carne e troppe ostie.

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  2. Condivido. Mi permetto sommessamente di aggiungere che il "carattere" italiano considera, orgogliosamente, l'incapacità di ragionare come un brillante atto di ribellione: che trova un suo esempio pratico nell'attraversare i binari ferroviari assordati dalle cuffie, ad esempio.
    Stia bene, come sempre è utilissimo passar di qua.
    Ghino La Ganga

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  3. Analisi scoraggiante ma molto condivisibile.

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  4. Malvino, ti invito a leggere documenti tecnici come le RFC sulle quali gran parte delle tecnologie comunemente adottate su Internet si basano per avere indizio che la paratassi ragionata, il dipanamento dei concetti, la suddivisione in elenchi puntati o sezioni o ancora la ridefinizione formale di termini comuni non sono necessariamente sintomo di analfabetismo funzionale ma piuttosto di economia del linguaggio e necessità di comunicazione precisa e scevra da preconcetti culturali che sono vieppiù necessarie qualora la platea dei denstinatari sia disomoegenea per provenienza, formazione o altri fattori o l'incorretta ricezione del contenuto sia potenziale fonte di perdita o mancato guadagno—e ciò sia detto da espatriato impiegato in una giovane azienda mitteleuropea a vocazione mondiale.

    Venendo all'analfabetismo funzionale: parliamo di incapacità di seguire frasi convolute a discrezione del mittente o di dare senso a dati, concetti e rapporti di correlazione o causalità espressi pianamente?

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    1. Lei pensa che il mezzo sia una cosa e il messaggio un'altra, io invece penso siano la stessa cosa: tutta qui, l'impossibilità di trovare accordo. D'altra parte, nel post l'ho fatto presente: c'è chi ritiene che l'analfabetismo funzionale sia solo una questione culturale, io non sono d'accordo. Pensavo di aver ampiamente motivato questa mia opinione, ma forse l'ho fatto con frasi troppo convolute e - mea culpa, ovviamente - non le sarà arrivata. Neanche c'è n'era bisogno, in realtà, però è stato bello lo stesso trovarla confermata dalle ragioni che hanno sollevato obiezione. (Convoluta anche quest'ultima frase, ma non perda tempo a cercare quale logica glielo imponesse.)

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  5. Tutto condivisibile, secondo me c'è anche una forma di analfabetismo al contrario, in certi casi: persone che, incapaci di dare un senso logico a ciò che vorrebbero esprimere, producono discorsi contorti, contraddittori, o semplicemente pieni di parole (corrette) ma vuoti di significato. Con il risultato di apparire colti e intelligenti, ma in realtà incapaci di ragionare - o comunque incapaci di comunicare il loro ragionamento in modo comprensibile.

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  6. Vivo nel triangolo rosso, quindi poche ostie e molta carne, oltre che vino a fiumi, rigorosamente rosso, e l'ignoranza regna sovrana, quando a scuola ti fanno fare temi di 40 max 80 parole e non si correggono gli orridi tvb tvmmb e coglionerie del genere e solo il prof di matematica costringe ad usare la parola intera per invece della x, capisci che lo sfascio è completo, sono usciti report sul grado di capacità di scrittura e comprensione di testi fatti su laureati, lauree brevi, per carità, ma errori di sintassi e di ortografia da V elementare e allora? Sorvolo per carità di patria sulla conoscenza di una seconda lingua..... e mi tengo stretto. Bell'articolo, ormai per puristi e accademici linci o crusca fa lo stesso.

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  7. Da analfabeta vi posso assicurare che l'italiano non esiste.
    Luigi

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    1. @Luigi:
      Grazie, ora siamo tutti più tranquilli.
      Stia bene.
      Ghino La Ganga

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  8. Sono alquanto scettico sul fatto che il fenomeno possa circoscriversi alla nostra penisola e all'italiano, negando di converso che risulti altrettanto frequente in altre realtà geografiche e linguistiche. Rispetto al passato, è ragionevole imputarlo ai nuovi mezzi di comunicazione di massa, soprattutto cinema e tv, che offrono un contenuto predigerito di facile assimilazione. Ma mi pare che ciò sia stato oramai detto e ridetto in qualche migliaio di simposi.
    E' peraltro inconfutabile che l'italiano comune ami essere persuaso più che informato e che la persuasione necessiti di canali differenti e assai meno sofisticati dell'informazione e della comprensione per svolgere efficacemente il proprio compito, la quale ultima anzi ne rappresenta un sicuro ostacolo.
    LB

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