lunedì 18 aprile 2016

Come diceva il poeta

Sette italiani su dieci, ieri, hanno disertato le urne. Trattandosi di un referendum, direi che le ragioni – valide o meno, a piacere – possano ridursi alle seguenti, ma senza che ciascuna escluda necessariamente le altre:
(1) rigetto di ogni forma di voto, come espressione di sfiducia nel metodo democratico o addirittura di ripudio del principio che lo informa;
(2) rigetto del voto referendario, per generica contrarietà ad ogni forma di democrazia diretta, per specifico dissenso al senso che questa assume nello strumento del referendum, per sfiducia maturata dall’esperienza delle numerose volte in cui l’esito del voto è stato disatteso;
(3) rigetto del quesito posto in questa occasione, perché non adeguatamente compreso, perché ritenuto di peso irrilevante, perché considerato strumentale, perché non proposto da 500.000 cittadini, ma da 9 regioni;
(4) contrarietà all’evenienza che dalle urne uscisse vincitore il sì e conseguente scelta di far forte il no con l’astensione motivata dalla somma delle suddette ragioni.
È ovviamente impossibile discernere in quota percentuale quanto abbia pesato l’una o l’altra ragione nel mancato raggiungimento del quorum, ma un astensionismo ormai stabile intorno al 30-40% per ogni genere di consultazione elettorale tenutasi negli ultimi dieci anni, con un marcato incremento quando si trattava di referendum, consente di ridimensionare il peso tutto apparente che assume la pur incontestabile vittoria di chi voleva che andasse come è andata.

Relativamente più semplice è l’elenco delle ragioni che hanno portato alle urne i restanti tre italiani su dieci:
(1) c’era chi non diserta mai il voto, perché lo ritiene un dovere civico, non intende venirvi meno neppure se ha coscienza che ormai conta sempre meno, e va a votare sempre, anche se non ha le idee ben chiare, dove probabilmente lascia la scheda in bianco;
(2) poi c’era chi, a torto o a ragione, pensava di aver chiara la questione che era in gioco, e su quella intendeva esprimere la propria idea, ritenendo indispensabile darle un peso col voto, sia per votare sì, nel tentativo di abrogare una norma ritenuta ingiusta, sia per votare no, perché indisposto a vederla confermata dal mancato raggiunto del quorum o disposto a vederla confermata anche in quel modo, ma personalmente indisposto a servirsene;
(3) infine c’era chi al voto riconosceva la legittimità del valore strumentale che era venuto assumendo come espressione di sfiducia al governo, poco importa se per la natura stessa del quesito o per la sfida lanciata da Matteo Renzi col suo invito all’astensione.
Anche qui è difficile separare una ragione dall’altra per assegnare a ciascuna il proprio peso percentuale, sta di fatto che l’invito di Matteo Renzi all’astensione rende in qualche modo omogeneo il 32,15% che si è recato alle urne, conferendogli un profilo politico che il 67,85% che se n’è tenuto lontano non ha. In buona sostanza, questo referendum ha creato un collante tra chi è andato a votare perché l’indifferenza è un peccato mortale, chi ci è andato pensando a cazzo di cane che il suo voto servisse a salvare l’albatros dall’atroce agonia in una pozza di catrame e chi invece l’ha fatto semplicemente perché sperava di poter vedere Matteo Renzi schiattare di rabbia: un collante che manca alle componenti dell’elettorato astensionista, sul quale oggi il buffone ha buon gioco a puntare i piedi, ma che in realtà è meno affidabile della superficie delle sabbie mobili. In più, non è da sottovalutare l’effetto frustrante di un mancato quorum in chi è andato a votare, non importa quale fosse il motivo che portasse alle urne.

In definitiva, direi che il fine immediato posto dal referendum, come ampiamente previsto, è senza dubbio fallito, ma quello che, scientemente o meno, gli era insito alla media e lunga distanza ha trovato pieno successo, come ne ha dato plastica dimostrazione la conferenza stampa tenuta da Matteo Renzi, dove la voglia di incassare il risultato è stata cautamente raffrenata da toni di ricomposizione: la vittoria non era del governo, ma dei lavoratori addetti alle trivelle; la sconfitta non era di chi era andato a votare, ma di chi ce l’aveva portato. Può darsi che questo tentativo di blandire il risentimento dei tanti che sono stati sbeffeggiati dai suoi sgherri possa avere qualche effetto, ma l’impressione è che con la vittoria ottenuta ieri, soprattutto col modo in cui se l’è procurata, Matteo Renzi abbia dato un altro colpo di vanga allo scavarsi la fossa nella quale sarà seppellito vivo. Non è dato sapere quando, e comunque non è ragionevole pensare che accadrà presto, in fondo quella italiana è plebe dai riflessi assai ottusi, quasi spenti.
«E poi perdere ogni tanto ci ha il suo miele», come diceva il poeta. Che aggiungeva: «si pianga solo un po’ perché è un peccato e si rida poi sul come andrà a finire»; «la ragione diamo e il vincere ai coglioni, oppure ai bari»; «ne abbiam visti geni e maghi uscire a frotte per scomparire»; «ghignando ce ne andremo pian pianino per sederci lungo il fiume ad aspettare»... Conviene riascoltare tutta la sua poesia.


Per oggi abbandoniamoci al lirismo, via, ché poi, quando verrà il momento di saldare i conti non ce ne sarà tempo, né motivo.

20 commenti:

  1. Ogni giorno è un altro giorno regalato.

    Ormai alle sconfitte ci sono abituato, questa poi era messa in conto. Prevedo che la battaglia per il referendum costituzionale sarà piuttosto accesa. Vedremo.

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  2. (1) rigetto di ogni forma di voto, come espressione di sfiducia nel metodo democratico

    eh no, capisco la sintesi, ma eccepisco: non sfiducia nel metodo democratico, ma nel metodo che hanno per mettercela in quel posto con tutti i timbri in regola (o quasi)

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  3. Manca una componente: gente che può essere rimasta disgustata dalla strumentalizzazione politica fatta da personaggi magari mal sopportati che visibilmente non avevano nessun interesse al tema oggetto del referendum. Magari gli agitati e spesso scurrili inviti a votare da parte di personaggi come Salvini o Brunetta possono avere indotto qualcuno a stare a casa. Comunque non vedo collanti nell'armata Brancaleone che ha invitato la cittadinanza a recarsi alle urne. Tra l'altro tutti i partiti e partitini, vecchi e nuovi, tranne la parte dominante del PD, invitavano al voto: alla luce di questo, il risultato del 32% è veramente poca cosa. Interessante analizzare il fenomeno del no, nella sua dimensione. Qui sì che abbiamo persone che, pur contrarie al quesito, ritengono il rischio di far vincere il sì recessivo rispetto all'esigenza di

    1) non violare un ritenuto dovere civico
    2) non dare a Renzi l'opportunità di intestarsi l'astensione

    La seconda ipotesi è interessante, ma non mi sembra siano stati tanti, non più di altre volte, nel caso di referendum disertati, e anzi nel caso dell'ultimo riuscito, quello sull'acqua, l'impulso decisivo fu la strumentalizzazione antiberlusconiana, che misurò il grado di disaffezione del Paese verso il declinante Berlusca.
    Io invece, pur non essendo in assoluto un simpatizzante di Renzi, ho fatto prevalere l'esigenza di massimizzare la certezza del risultato desiderato, che mi stava molto a cuore, e quindi ho compiuto un'astensione strategica. Finché c'è un quorum così elevato mi sembra un'opzione razionale. Con la tanto malfamata riforma costituzionale in attesa di conferma referendaria si è raggiunta una sistemazione che non mi pare malvagia: con almeno 800 mila firme raccolte, i promotori hanno a disposizione l'opportunità di un quorum molto più basso, ovvero la metà più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche, cosa che neutralizza gli astenuti cronici.

    PS
    Onestamente sulla questione del dovere civico ho delle idee diverse dalle sue. Mi incavolo come un libertario del Montana col fucile in mano che reclama di essere lasciato solo, se colgo certi ipocriti tromboni come Rodota o Zagrebelsky mentre sono intenti a spiegarmi quali sono i miei doveri civici, tuonando contro l'illegittimità della propaganda astensionista, salvo aver invitato i cittadini a disertare le urne in occasione del referendum del 2009.

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  4. Per quel che vale, qui ce n'è un altro che fa suo, parola per parola, il commento sopra

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    1. Come suol dirsi, ora ne è fatto un paio.

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  5. Credo anch'io che ciò che spinto alle urne quel 31% di elettori sia un intreccio delle ragioni che riassume lei, Malvino. Credo anche, però, che la ragione n.3 sia risultata presente nell'animo e nelle motivazioni della stragrande maggioranza di essi.

    E allora, sarà pure che il referendum è fallito, ma se è vero che:
    1) ormai non più del 55-60% degli elettori usa recarsi alle urne;
    2) possiamo ipotizzare sì e no una percentuale del 55-60% anche per le amministrative di giugno;
    3) al referendum di novembre i votanti saranno verosimilmente anche molti di meno;
    4) alle amministrative e ancor più al referendum di novembre Renzi per primo ha affidato importanza decisiva per il suo futuro politico;
    5) il 31% di elettori che ha votato al referendum di ieri, con queste premesse, parteciperà in blocco ai due futuri appuntamenti elettorali,
    come pensate si metta per il fresco giubilante a reti unificate?

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  6. Oddio, non ci giurerei che al referendum costituzionale andranno a votare meno persone. E poi questa idea dell'Armata Brancaleone. La storia insegna che in genere tali armate non hanno grande successo, da cosa sarebbero uniti questi elettori che si sono recati alle urne? E poi sinceramente, questa concezione di una massa di lobotomizzati che si muovono collettivamente non mi sembra realistica: qualcuno che giudica in base al merito esiste ancora dopo tutto. Questo referendum infatti va letto anche alla luce del suo contenuto. Basti pensare che nella città più interessata dal punto di vista pratico, ossia Ravenna, si sono visti risultati inequivocabili: nel comune di Ravenna l'affluenza è stata il 26%, cifra lontanissima dalla tradizione tuttora perdurante di grande affezione al voto, e il no ha raggiunto un cospicuo 34%, non so se rendo l'idea. Di converso, in certe zone del Sud, culturalmente depresse (e poco ligie ai depuratori) ma sensibili alla demagogia, la paura delle trivelle (in Puglia non ci sono trivelle, mentre a Ravenna ce ne sono tante), abilmente coltivata dai Masanielli pseudo-ambientalisti, ha mietuto un certo successo. Di sicuro c'è uno zoccolo duro grillino e di sinistra radicale che si è manifestato e quindi per vincere il referendum costituzionale Renzi deve portare alle urne un discreto numero di elettori del PD e di "moderati" di centro-destra, magnificando la qualità della riforma e toccando le corde giuste (meno senatori, una lezione alle regioni, viste in questi anni come il buco nero della Casta etc.). Se l'affluenza sarà bassa avrà sicuramente dei problemi. Comunque mi risulta piuttosto strano che ci stracci le vesti di fronte al tentativo di intestarsi il risultato da parte di uno che ha assistito alla grottesca manifestazione di una sorta di antimateria del famigerato partito della Nazione, che sembrava essersi mobilitato per dargli una spallata politica, al di là del quesito referendario: se agli avversari è andata penosamente male è ovvio che se ne approfitti.

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    1. 1) "... non ci giurerei che al referendum costituzionale andranno a votare meno persone". Nel referendum costituzionale del 2006 votò il 52,5% degli elettori e in quello del 2001 il 34,1%, ossia, in entrambi i casi, abbastanza meno del 55-60%. Ad oggi, quindi, l'ipotesi che a quello dell'autunno prossimo partecipi meno del 55-60% mi pare tutt'altro che irragionevole, anche se - come ogni ipotesi - potrà essere smentita dai fatti.
      2) "Armata Brancaleone". La chiami come vuole. Del resto io non ho detto che essa sia ideologicamente connotata in modo univoco. Anzi, propendo più per il contrario. Ma è pur vero che trattasi di elettori fortemente motivati (oggi merce piuttosto rara) e accomunati da una forte avversione per questo governo. Non basterà quindi chiamarla "Armata Brancaleone" o mandargli un "Ciaone" per evitare di farci i conti.
      3) "La storia insegna che ...". Eeeeh ... suvvia non c'allarghiamo. Quale storia? La storia di cosa? So già, senza che lei li faccia, che io le potrei trovare 10 esempi contrari per ogni esempio "storico" che potrà fare lei.
      4) "Massa di lobotomizzati". Cazzo, "lobotomizzati"? Occorre essere lobotomizzati per operare e votare contro la cricca del bulletto, Verdini e compagnia cantante? E chi li osanna quotitianamente e acriticamente, con in bocca sempre le stesse parole, che cos'è? Il trionfo dei cervelli interi? E i drittoni chi sarebbero, poi, quelli che non hanno votato? E perché, cosa ci han guadagnato personalmente?
      5) "... in certe zone del Sud, culturalmente depresse (...) ma sensibili alla demagogia, la paura delle trivelle (...), abilmente coltivata dai Masanielli pseudo-ambientalisti, ha mietuto un certo successo". Ah, ma allora perché non togliere il diritto di voto ai bruti abitatori di quelle "zone del Sud"? Però, perché mi viene da immaginare che, se il Sud avesse votato in modo filogovernativo - come aveva fatto quasi sempre nel dopoguerra fino a domenica scorsa, a cominciare dal primo suffragio universale con la monarchia ancora incombente - lei avrebbe trovato parole di sapore meno ingiusioso nei suoi confronti?
      6) "... se agli avversari è andata penosamente male è ovvio che (Renzi) se ne approfitti." Ora capisco: il fatto è che lei, mi perdoni, non ha compreso affatto il mio commento, forse per colpa mia. Io penso che Renzi abbia torto a giubilare per una vittoria, oltretutto scontata in partenza, ma non perché non sta bene. Una vittoria politica può essere accolta nei modi che uno ritiene più conveniente, e si può anche giubilare per essa (Assurbanipal festeggiava mozzando migliaia di teste nemiche). Il problema è che io non sono affatto sicuro che si tratti davvero di una solida vittoria, e penso quindi che Renzi e i suoi potrebbero non avere grandi ragioni di giubilare, viste le difficoltà che per loro potrebbero apparecchiarsi. Certo, non secondo delle obiettive certezze, ma secondo quanto, fra altri scenari, appare oggi ragionevole ipotizzare. Alla luce dello stesso referendum di domenica, dell'andazzo di questi anni e delle esperienze di questo millennio (la storia no, lasciamola stare). Ha capito ora?

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    2. Quindi ci dice che le zone del sud in cui si è avuta l'astensione massima(altre zona non interessata da trivelle) sono culturalmente avanzate e del tutto insensibili alla demagogia?

      E che la città che aveva più da perdere in termini occupazionali ha dimostrato grande maturità astenendosi più del consueto? Non le viene il sospetto che anche agitare lo spettro della perdita di posti di lavoro fosse una forma di propaganda demagogica, soprattutto andando a leggersi i numeri su quante e quali (e quando) piattaforme sarebbero state interessate da un esito favorevole del referendum?
      A me paiono ragionamenti un bel po' strumentali.

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  7. Ottima analisi. Concordo.

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  8. E intanto c'è chi, poco sensibile ai lirismi, si affretta a fare cassa sul quorum fallito e a realizzare quante più porcherie possibili:
    "Intercettazioni, Napolitano: “Approvare la riforma”. E Ncd presenta emendamento salva-corrotti"(Il FQ)
    Il 'guardiano del baro', in queste congiunture, non può certo mancare.

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  9. Io rientrerei nel 3 degli astenuti non fosse che tra i Perché elencati, evidentemente generati da una per nulla celata volontà di connotarli in qualche modo negativamente, manca quello che mi renderebbe un perfetto 3: ci sono questioni per le quali la democrazia rappresentativa è certamente (nel senso ideale del termine) migliore di quella diretta e a mio giudizio quella di questo turno ci rientrava in pieno.
    Io il quesito l'ho compreso e lo considero non irrilevante, ma è proprio per questo che ho scelto in base a quella che è stata per me riflessione conseguente e cioè che il mio Stato ideale è quello che in assenza di rappresentanti più competenti di me me ne propone altri, non chiede a me di supplire nell'attesa riducendo questioni così complesse fino a renderle comprensibili anche a me, pur di risolvere la necessità di formarmi adeguatamente in due settimane.

    Il fatto che sia stato strumentalizzato è certo, ma che non sia stato quello il mio motore me lo conferma il mio non essere certo renziano.
    Ma onestamente non posso nemmeno nascondere il mio essere talmente saturo di tutto il mondo anti-governativo e della qualità ai confini del criminale a cui hanno portato tutto il discorso politico sul quale si regge che, per le stesse ragioni per cui lei ammise che si sarebbe recato a votare pur di fare un dispetto a Renzi, io anche fossi stato convinto che su questo tema fosse giusto esprimersi non sarei riuscito a vincere quella parte di me che gira a destra anche ci fosse un burrone, se solo Travaglio e cricca mi dicono che è a sinistra che dovrei andare per essere una persona giusta e vincere così anch'io l'etichetta di chi non è "plebe italiota" e il pupazzo Succolo con fattezze berlusconiane da tenere anch'io sullo scaffale così da essere Giusto riconosciuto dai Giusti.

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  10. Guardi Malvino, se ne sarà pure fatto un paio come dice lei. Ma siccome per me conta di più l'autorappresentazione, se penso agli spin che ho letto per votare sì, e a chi li proponeva, be', lì se ne son fatti a dozzine, quantomeno

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  11. Rispondo a Top Ganz. Tralascio le previsioni di scenario e vado al sodo, ammettendo che magari ho peccato di wishful thinking prevedendo il comportamento del popolo italiano. Diciamo che io spero che lei abbia torto. E spiego il perché. Purtroppo, io ho il grave torto di guardare alla sostanza dei problemi. Non mi piace il modo di porsi complessivo di Renzi, ma non baso le mie scelte su "cricche e bulletti", ce ne sono tanti in Italia. Semmai giudico seguendo un metodo: qual è la politica di Renzi sulle questioni fondamentali, tra cui spicca per importanza la politica economica? largamente insufficiente, a tratti dannosa, attraversata da forti venature demagogiche, aggravate da una antipatica tendenza alla propaganda. Qual è quella che propongono i suoi grotteschi avversari? Raccapricciante e altamente distruttiva per l'Italia. Loro lo criticano perché fa una politica che non è abbastanza demagogica, distruttiva e sgangherata, non certo per le ragioni giuste. Non mi piace Renzi, ma di fronte al mostruoso nulla che lo osteggia per me è il male minore. Con buona pace dei girotondini e di Travaglio e della deriva lepenista del centro-destra. La politica è fondata su giudizi relativi di natura comparativa non su giudizi assoluti. Stesso discorso per la riforma costituzionale, pasticciata e imperfetta quanto si vuole, ma sicuramente migliore della situazione attuale, ovvero un Paese, unico al mondo, dove simultaneamente convivono le seguenti condizioni:
    1)forma di governo parlamentare con il potere fiduciario affidato ad entrambe le camere
    2)il maggioritario
    3) due corpi elettorali diversi tra le due Camere, distinti in ragione dell'età
    Pura teratologia istituzionale.
    Aggiungiamo regioni dotate di poteri di interdizione in materie strategiche, fondati non sul concetto di federalismo, ma su quello del peggior localismo parassitario e irresponsabile, il paradiso del free riding, dove fanno i padroni in casa loro ma a spese altrui: la solidarietà nazionale se la invochi deve essere bidirezionale, e quindi se mangi grazie a residui fiscali passivi, devi consentire lo sfruttamento delle risorse naturali nazionali. Bene o male questa robaccia viene spazzata via. Io sono un liberale con tendenze libertarie di stampo anglosassone e quindi non riesco ad esaltarmi per la supremazia valoriale dello strumento democratico in quanto tale: il più delle volte consente a gente non adeguatamente informata di decidere sulla vita e sulla borsa altrui. Noto che coloro che esaltano la democrazia diretta sono favorevoli a una politica pervasiva e forte, mentre l'ideale per me è la massima decentralizzazione delle decisioni (nel senso della depoliticizzazione, non da un politicante centrale ad uno periferico, si badi): il governo migliore è quello che governa meno. Nessuno mi rappresenta a livello politico, ma sono in grado di distinguere coloro che rappresentano un canto infernale per le mie idee e vorrebbero consentire al "popolo" di impedirmi di commerciare con l'estero, di investire, di intraprendere, etc., più di quanto già non sia impedito con le regole attuali. L'Italia è un Paese dove la politica agricola è stata condizionata da gente che ragiona peggio dei prelati che giustamente ridicolizza Castaldi, gente che considera sacrilego applicare la tecnica del DNA ricombinante alle cipolle e ai pomodori, non dico agli embrioni umani, e questi me li ritrovo tutti nel fronte anti-renziano, a trattarlo come gli ultras del Labour trattavano Maggie o i vetero-sinistri trattavano Berlusconi anche quando proponeva riforme utili e progressive, ovvero all'inizio della sua parabola politica. Poi se il problema è Verdini...

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    1. "qual è la politica di Renzi sulle questioni fondamentali, tra cui spicca per importanza la politica economica? largamente insufficiente, a tratti dannosa, attraversata da forti venature demagogiche, aggravate da una antipatica tendenza alla propaganda. Qual è quella che propongono i suoi grotteschi avversari? Raccapricciante e altamente distruttiva per l'Italia. "

      Traduco: è meglio la merda o il letame?

      Vedere una differenza tra quelle risposte, boh, bisogna avere una certa fantasia.

      Lorenzo L.

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    2. Scusi, Anonimo, se le rispondo in ritardo, ma vedrà che mi sbrigherò.
      Le sue argomentazioni nei riguardi di Renzi e dei suoi oppositori sono le stesse che ho sentito ripetere centinaia di volte da certi sedicenti "liberali" nel ventennio (ma sarà vero che rimarrà solo un ventennio?) del monopolista Berlusconi, sedicente profeta delle libertà. Basta appunto sostituire Renzi a Berlusconi e i coglioni si prendono la loro ennesima brava legnata. Lei pone (ma le auguro di far solo finta di porre) un questioni di inadeguatezza istituzionale quando qui la questione è di spazzar via la merda che invade strade e soprattutto palazzi, come il fango a Firenze nel '66. Proprio come lei, la merda politica al potere da decenni pone modifiche del bicameralismo, della giustizia, dell'economia, ecc., che - annunciate come toccasana per il Paese, ma ben distanti nella realtà dall'andare incontro alle vere esigenze dei cittadini - si risolvono puntualmente nel favorire ulteriormente il proliferare e il pascere indisturbata della merda.
      Spider, qui sopra, ironizza dicendo che il problema è scgliere far "la merda o il letame", ma a me pare molto peggio. A me pare che il gioco di questi signori è di apparecchiarci quotidianamente qualche novità bell'incartata che, presentata come squisita composizione di leccornie, si rivela poi immancabilmente, per loro, qualcosa di molto meglio dell'oro e, per noi, molto peggio della merda.

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  12. Il futuro non lo sappiamo, potrebbe anche darsi che sia migliore del presente se scegliessimo di eliminare questo cialtrone

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  13. ride bene chi ride ultimo...salvi uesto suo commento al suo post 2pazientare2













    ride bene chi ride ultimo malvi'...
    e ho l' imprssione che lei è forte a citazioni, ( suo bagaglio di letture notevole) ma debole in previsioni.


    azzilandro




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  14. Costui non può continuare, deve finire

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