mercoledì 15 giugno 2016

«Il gioco più bello del mondo»

Premessa
Di calcio capisco poco o niente, quindi la domanda che qui porrò non è retorica, ma mossa da genuina ignoranza. Diciamo che non sono mai stato in grado di penetrare la logica che informa il mondo del calcio, sicché in certe occasioni – quanto segue circostanzia una di queste – sono costretto a chieder lumi a chi dentro ci sguazza, e conosce a memoria la formazione di tutte le squadre di serie A, B e C aggiornate agli ultimi movimenti del mercato con allegato listino dei prezzi di acquisto e di ingaggio, sa distinguere il calciatore X dal calciatore Y dal dettaglio di un tatuaggio in un particolare di fermo-immagine ancorché sfocato, a richiesta sa fornire informazioni su tutti i calendari degli incontri di campionato e di questa o quella coppa, per non parlare della piena padronanza dellidioletto indispensabile a discutere coi suoi pari. Sono certo che fra i lettori di questo blog non manchino tali esperti, probabilmente sono quelli che, quando cito Perelman e Olbrechts-Tyteca o mi intrattengo sul réferé législatif, nella pagina dei commenti mi lasciano un «ma di che cazzo stai a parla’?»: è ad essi che mi rivolgo.

Questione
Leggo su gazzetta.it quanto segue: «Vincendo il proprio girone, gli azzurri guadagnano un giorno di riposo in più (questo è certo) e verosimilmente affronteranno agli ottavi chi tra Croazia e Spagna, le due big del gruppo D che hanno già fatto festa al debutto, chiuderà al secondo posto. Se invece Conte finirà secondo, si apre un altro scenario: la prima avversaria nella fase a eliminazione diretta sarebbe la vincente del gruppo F, quello delle sorprese, dove le favorite Portogallo e Austria hanno già steccato e al momento cè in testa lUngheria. E qui scatta la provocazione: siamo proprio sicuri che arrivare primi conviene? [...] Facciamo un ulteriore passo avanti: la vittoria del girone ci porta dal lato “sbagliato” del tabellone, proiettandoci (teoricamente) verso un incrocio ai quarti con la Germania (e in semifinale con la Francia padrona di casa). Arrivando secondi atterriamo sul lato morbido, perché (sempre in linea del tutto teorica) lInghilterra sarebbe eventualmente la squadra più forte da affrontare».

Domanda
Sarebbe questo, «il gioco più bello del mondo»

23 commenti:

  1. No, quello e' briscola in 5

    RispondiElimina
  2. Per noi italiani è quello più bello perchè vinciamo spesso, anche con mezzi non dico illeciti, ma un po´ subdoli. Del resto siamo arrivati ad una finale europea (1968) grazie a una monetina, nel ´74 volevamo comprare i polacchi per passare il turno, ma hanno detto "no". Pare che con i camerunensi nel ´82 l´acquisto sia andato in porto, e da lì cavalcata trionfale verso il titolo mondiale. Le risparmio, dottor Castaldi, a Lei del tutto ignaro di calcio, altre storie meno edificanti. Importante è vincere, il come viene in secondo piano. Vincere e sfottere l´avversario.
    Quindi non si stupisca se per quasi l´80 % degli italiani il calcio sia lo sport più bello del mondo.

    RispondiElimina
  3. Guardi, lei è un uomo di cultura, sa di greco e di latino, è medico......il calcio è fatto per selvaggi sempre pronti ad ammazzarsi a botte e a studiare alchimie mentali contorte rese possibili solo dall'uso indiscriminato di LSD e Peyotl, lasci stare, può pure darsi che 'sti 4 sfigati dati per morti vincano l'Europeo, alla faccia della grandeur, si fa per dire....ne stia lontano, c'è da perdere la testa.
    Caifa.

    RispondiElimina
  4. Ho l'impressione che il calcio sia lo sport (tra quelli di un certo rilievo) dove la correlazione tra forze in campo (comprese quelle non prettamente sportive, come il bilancio societario) e risultati sia più bassa. Si pone agli antipodi dell'atletica e dell'atletismo, privilegiando talvolta - come molti sport di squadra - l'identità sulla performance. A differenza di altri sport di squadra, però, non è altrettanto strutturato (o forse strutturabile) dal punto di vista tattico (come, per esempio, la pallacanestro), aumentando l'importanza di fattori aleatori a scapito delle capacità predittive della statistica (come, per esempio, nel baseball). In breve, per quanto il pezzo della Gazzetta suoni un po' esasperato e disperato, non fatico a credere che si integri abbastanza comodamente nella "logica" che sorregge il "gioco più bello del mondo", per chi lo ritiene tale.

    RispondiElimina
  5. se permetti la mia domanda è un'altra: partendo da Perelman, come si arriva a gazzetta.it ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La "nouvelle réthorique" è quella del calcio: l'emozione della sfida, il gioco maschio, l'odore della battaglia, l'orgoglio nazionale...

      Elimina
  6. Mah..Io penso che il gioco più bello del mondo è quello che gioco io..Non quello che vedo giocare da ventitre milardari, per poi esultare se ventitre miliardari vincono e guadagnano altri miliardi. Quello è come la religione, la droga, l' alcool. Uno strumento di evasione dalla realtà..

    RispondiElimina
  7. quel frammento "giornalistico" non dice molto del football, invece mette bene in chiaro l'imbarazzante livello di gazzetta.it, dove, oltre ad essere di una banalità superiore a quella dei loro lettori, non conoscono né grammatica né sintassi della lingua italiana.

    RispondiElimina
  8. Forse no, ma per dare una valutazione obiettiva andrebbe considerato il campo da gioco, non il campo del preferibile.

    RispondiElimina
  9. Il gioco più bello del mondo è Scala 40 (il calcio è lo sport più chiacchierato del mondo, ognuno ci lascia la sua pisciatina per marcare il territorio)

    RispondiElimina
  10. "Leggo su gazzetta.it"
    In queste parole sta il tuo errore di base.

    Ha già detto tutto Platone
    https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna

    Il mio consiglio è di uscire da quella caverna rosa, a settembre ricomincia il campionato e Sarri è uno dei pochi allenatori italiani che ha un'idea di gioco.

    Antonio

    RispondiElimina
  11. Il calcio mi fa schifo non tanto come sport in sé, che non sarebbe nemmeno brutto, ma perche' incarna tutti i difetti tipici dell'italiano: il fare il furbo in campo e fuori, lo stupido nazionalismo, l'essere sempre colpa di qualcun altro (per chi si ricorda, il "biscotto scandinavo", l'arbitro Moreno), la violenza verbale e fisica.
    E la cosa che sopporto meno e' l'uso del "noi" per cose che "noi" non abbiamo fatto: se la Fiorentina vince, ha vinto chi gioca e io posso esserne contento(*), ma di certo non ho vinto io che manco giocavo.

    Comunque, per rispondere senza sapere nulla (tanto l'argomento si presta): l'articolo in questione credo sia solo il frutto della necessita' di riempire pagine e pagine di giornale, tutti i giorni, ancora di piu' quando un torneo e' in corso. Stronzate usa e getta di cui il giorno dopo tutti si saranno scordati. Non dargli peso.

    Lorenzo L.
    (*) In realta' non me ne frega un cazzo, ma era per fare un esempio.

    RispondiElimina
  12. La prosa di gazzetta.it sulle strategie calcistiche è elementare a confronto di quella di Mario Adinolfi sul poker.

    RispondiElimina
  13. Si metta d'impegno, se capisce il calcio, capisce pure renzie...

    RispondiElimina
  14. Come diceva quello, I would prefer not to.

    RispondiElimina
  15. Chiunque ha il diritto di definire qualunque gioco "Il gioco più bello del mondo", giacché tale giudizio attiene alla categoria del "Non è bello ciò che è bello, che bello, che bello, che bello" (cit.), ma se qualcuno volesse qualificare come "il più bello del mondo" uno sport come il calcio, dovrebbe per lo meno, vista la denominazione della federazione nazionale, avere l'accortezza di definirlo giuoco.

    RispondiElimina
  16. Leggevo un articolo di quel fuffaro di Haidt che per spiegare la presa delle religioni sulla gente faceva un paragone col football (è americano).
    Si chiedeva quanti sono cattolici perchè credono alla Trinità, alla Madonna e al sistema etico messo in piedi dal cattolicesimo e quanti vedono nella religione un sistema per entrare in contatto con persone con valori simili ai propri, per 'guarda quella vestita da baldracca in chiesa', per far parte di una comunità, per il calendario dell'Avvento eccetera.
    E diceva che il numero di persone interessate ai gesti tecnici in una partita è infinitamente minore a quelle interessate a trovarsi con gli amici davanti alla TV o allo stadio, fare baldoria, scaricare l'odio verso i nemici della squadra avversaria, essere accettati in un gruppo, leggere i giornali che parlano di football, vedere trasmissioni televisive con interviste a questo o quel giocatore e ragionare sulla migliore formazione per la prossima partita.
    La risposta alla sua domanda forse è: "il calcio è il gioco più bello del mondo proprio per quelle cose scritte nel paragrafo 'questione'".

    RispondiElimina
  17. Come disse quel tale: "I know it's crooked, but it's the only game in town."

    RispondiElimina
  18. Boh, la domanda mi sembra una contraddizione in termini. Viene posta come non retorica e invece lo è. Per inciso: il fatto che non dobbiamo arrivare primi nel girone se vogliamo sperare di andare più avanti possibile era chiaro pure prima che iniziasse il torneo. Nella premessa, poi, lei richiede numi a eventuali esperti del settore: ora, se sono esperti del settore, non possono che vedere quella domanda, appunto, come retorica (e rispondere, ovviamente, "sì").

    RispondiElimina
  19. Qui, però, secondo me il calcio non c'entra nulla (o meglio: quasi nulla): calcoli di questo genere sono possibili ovunque vi siano gironi di qualificazione che determinino un tabellone eliminatorio (culminante in una finale che assegnerà la vittoria), laddove sia ragionevole attendersi che una parte di tabellone sia più semplice dell'altra; in tal caso può appunto capitare che per entrare nella metà più abbordabile occorra non vincere il proprio girone. Ci fu un caso clamoroso nel doppio femminile di badminton alle scorse Olimpiadi, laddove se non erro il punto era evitare di finire nella parte di tabellone delle superfavorite.
    Chiaramente perdere apposta una partita è un comportamento antisportivo, e lì sta all'ente che organizza la manifestazione disincentivare questa eventualità e punire i concorrenti rei di tale condotta (il vulnus del calcio credo sia proprio qui, nelle ultime giornate dei turni preliminari si è visto di tutto, delle Argentina-Perù, ai pareggi che qualificano automaticamente le due avversarie, pwer finire col team già qualificato che concede punti ad una contendente più debole al fine di qualificarla per estromettere una più forte.
    Il punto problematico è come stabilire quando si sia perso apposta; ad esempio in un turno preliminare un concorrente già sicuro della qualificazione potrebbe voler preservare le proprie energie per il "proseguio" (nel calcio parlato questa forma è ormai nettamente predominante sul morituro "prosieguo"); in una competizione che preveda rappresentanti della stessa nazione magari i connazionali proveranno ad evitare lo scontro "fratricida" (questo, poi, credo sia avvenuto persino negli scacchi); e così via.
    Peraltro non è difficile trovare di peggio, ad esempio nel basket NBA, dove le "franchigie" sono congelate (non essendovi serie minori, nè dunque un sistema di promozione/retrocessione) e la squadra che arriva ultima in stagione regolare ha maggiori possibilità di accaparrarsi il miglior giovane che esordirà nella stagione successiva, accade sistematicamente che i team più derelitti giochino definitivamente a perdere.

    RispondiElimina