martedì 12 luglio 2016

Malammore


Nellultima o penultima puntata della seconda serie di Gomorra (Sky Atlantic, 2016) – non ricordo bene – cè la scena di Malammore, il fedelissimo di don Pietro Savastano, che uccide Maria Rita, una ragazzina di undici o dodici anni, figlia di Ciro Di Marzio: un caso di vendetta trasversale, tanto più bestiale perché ad esserne fatto oggetto è un minore. Non è solo questo, tuttavia, a destare il comprensibile raccapriccio nello spettatore: prima di sparare, quasi per uno straccio di anticipata resipiscenza, Malammore prende il crocifisso che porta appeso ad una catenina che ha al collo, lo porta alle labbra e lo bacia. Anche con un certo trasporto, occorre dire.
È evidente che la religione centri poco o nulla, ma è altrettanto evidente che quel crocifisso è senza alcun dubbio un simbolo religioso. Come possiamo sciogliere il paradosso?
Una soluzione potrebbe essere quella di ascrivere il gesto a tutta quella serie di rituali che in passato precedevano le operazioni belliche che avessero per fine più o meno dichiarato quello dello sterminio di infedeli, e che ancora oggi persistono in forma residuale nella benedizione delle truppe inviate in guerra, in certi casi perfino delle loro armi, da parte dei cappellani militari, come a dare una sorta di copertura morale al soldato per ciò che si appresta a fare. Bene, ma tutto questo ha qualche attinenza con ciò che è propriamente religione? Tutto sta nel propriamente, perché ogni religione – insieme – vieta severamente lomicidio e poi concede sempre qualche deroga a commetterlo, soprattutto quando è in gioco la difesa della fede, anche se per alcune religioni la deroga ormai si è assai ristretta. Si prenda proprio il caso del crocifisso di Malammore: in passato giustificava ammazzamenti dogni genere, oggi solo la legittima difesa, nella quale rientrano, anche se sempre meno comodamente, pure la pena di morte e la cosiddetta «guerra giusta» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2263-2267).
Diremmo che Malammore è tre volte in difetto verso il crocifisso che bacia prima di far fuori la ragazzina. Innanzitutto, è pesantemente anacronistico rispetto ai tempi in cui nelloccidente cristiano bastava baciare un crocifisso per sentirsi a posto con la coscienza e passare ad ammazzare chiunque stesse sul cazzo a chi comandava di farlo. Il Pietro che gli ha commissionato quellomicidio, inoltre, non ha proprio niente a che vedere col Pietro che invece avrebbe avuto piena potestà di commissionarglielo, in passato, semmai insignendolo del titolo di defensor fidei. Infine, la piccola Maria Rita è soggetto che si presta in modo assai poco congruo a poter essere considerata nemica della fede, quandanche la scena fosse retrodatata di secoli: non è ebrea, non è eretica, non è strega.
In definitiva, potremmo dire che il bacio che Malammore dà al crocifisso, più che muoverci a sgomento, deve interrogarci sulla funzione che quel gesto ha avuto in passato, e sul come ne sia arrivato fino a noi del tutto privo, per finire collindurci a una reazione che somiglia molto, per l’automatismo che fa mix di ignoranza e pigrizia mentale, al biasimo di cui facciamo oggetto chi usi posate e bicchieri tenendo il migliolo sollevato in aria, retaggio dei tempi in cui a quel dito i nobili portavano un anello, quello solitamente usato per apporre il proprio sigillo, che a tavola cercavano di evitare si sporcasse di pietanze. Nato come gesto con una sua precisa funzione, è diventato, prima, ciò che segnalava il possesso di un titolo nobiliare e, poi, uno stigma da cafone.
Ecco, dunque, cosa abbiamo visto in quella scena della seconda serie di Gomorra: un fossile del cristianesimo che ieri era vivo e pulsante (immaginate un esercito di crociati sfilare davanti a uno stendardo sul quale è ricamata una croce da baciare prima di schierarsi in battaglia) e che oggi emerge dal passato ormai pietrificato, roba che un creazionista può azzardare sia una prova cui Dio ci sottopone per saggiare la nostra cocciutaggine nell’eresia darwinista. Il crocifisso di Malammore – possiamo dire – assume la funzione di un feticcio di cui si sia smarrita la comprensione del perché la sua protezione sia potente.

Questa era la premessa. Si è capito che lintenzione era quella di commentare leditoriale che Ernesto Galli della Loggia firmava ieri sul Corriere della Sera per dare una risposta indiretta a quanti mi hanno accusato di aver omesso ogni cordoglio per gli imprenditori tessili italiani morti a Dacca per limitarmi ad insinuare che potessero essere lì a delocalizzare la produzione per il basso costo della manodopera locale? No, eh? E vabbè, significava pretender troppo. Passiamo a Ernesto Galli della Loggia.

«Chissà se in quella tragica sera di Dacca qualcuno dei nove italiani, mentre veniva torturato e si preparava ad essere sgozzato per non aver saputo rispondere a dovere alle domande di catechismo islamico, avrà pensato che i suoi compatrioti avrebbero preso l’impegno di vendicarlo. Penso proprio di no, dal momento che quegli italiani erano certamente esperti del mondo e della vita. Non sta bene covare sentimenti di vendetta, e tantomeno dirlo: loro sapevano che noi la pensiamo così, e dunque non potevano certo farsi illusioni».
Se non fosse che siamo così intensamente cristiani da non riuscire neppure a concepirla, la vendetta, come avremmo potuto vendicarli, volendo? A chi farla pagare, visto che gli attentatori hanno seguito la stessa sorte delle loro vittime? Prendercela con tutti i musulmani di casa nostra o con i soli musulmani dorigine bengalese? Dichiarare guerra al Bangladesh? «Quegli italiani erano certamente esperti del mondo e della vita», non cè motivo per dubitarlo, non a caso facevano affari in un paese dove un salario medio è sui 60-70 euro, a fronte dei 1.600-1.700 che costerebbe in Italia: nulla a che vedere con lesperienza che rende impossibile attendersi vendetta, per sensibilità cristiana, dai propri connazionali, men che meno da quelli licenziati perché la loro produzione veniva trasferita in Bangladesh. Diciamo che il mondo e la vita di cui erano certamente esperti li rendeva scettici sulla possibilità di essere vendicati, ma per tutt’altre ragioni che la nostra indiscutibile sensibilità cristiana.
«Verso la memoria di quelle vittime però, dovremmo tutti prendere almeno un impegno di serietà e di verità. Dunque, parlando di ciò che li ha condotti alla morte, rinunciare al buonismo di principio, ai giudizi programmaticamente tranquillizzanti, agli equilibrismi. Che ad esempio i maggiori quotidiani del loro Paese, quasi per farsi perdonare l’audacia di aver avanzato in un primo momento il sospetto che nella macelleria bengalese, vedi mai, la religione islamica c’entrasse qualcosa, che quei giornali, dicevo, immediatamente dopo si sarebbero sentiti in dovere, in omaggio a una presunta obiettività, di pubblicare articoli volti a rigettare il sospetto di cui sopra giudicandolo calunnioso e frutto di ignoranza, ebbene che una cosa simile sarebbe accaduta questo forse nessuna di quelle vittime è arrivata certamente a pensarlo».
Se guardando la puntata di Gomorra di cui abbiamo parlato nella premessa hanno rigettato l’idea che quel crocifisso avesse a che fare con la natura prima e ultima del cristianesimo, può darsi invece che siano arrivati a pensarlo: perché dare per scontato che gente esperta del mondo e della vita non sappia che la religione è sovrastruttura che copre mille schifezze?
«Da anni infatti terroristi islamici seminano dovunque la morte ma l’opinione pubblica occidentale si sente puntualmente ripetere che la loro religione non c’entra nulla. Il più delle volte con l’argomento (evidentemente reputato in grado di chiudere la bocca a chiunque) che, a tal punto il terrorismo islamico non c’entrerebbe nulla con la religione islamica che spesso le sue vittime sono proprio gli stessi islamici. Come chi dicesse che poiché le guerre di religione nell’Europa del Cinque-Seicento vedevano dei cristiani ammazzare altri cristiani, proprio per questo la religione con quella violenza non avesse nulla a che dividere».
Ma anche in quel caso, infatti, la religione era sovrastruttura, stupisce che un professorone del calibro di Ernesto Galli della Loggia possa pensare che cattolici e protestanti si scannassero perché avevano una diversa comprensione del concetto di Grazia.
Prendete fiato, qui Ernesto Galli della Loggia scende nella profondità nel messaggio cristiano: se vogliamo seguirlo senza rischiare l’asfissia, occorre adeguata ventilazione. E attenti a quando lo seguirete nel risalire in superficie, sennò vi scappa l’embolo.  
«“I jihadisti — ha scritto Tahar Ben Jelloun, conosciutissimo teorizzatore dell’Islam tollerante all’interno di un’auspicata tolleranza universale — prendono a riferimento dei versetti che erano validi all’epoca della loro rivelazione ma oggi non hanno più senso”. Già. Ma mi chiedo: e chi è che lo decide quali versetti del Corano continuano ad “avere senso” e quali invece sono per così dire passati di moda? Chi? E in ogni caso non vuol forse dire quanto scrive Ben Jelloun che comunque in quel testo ci sono parole e precetti che si prestano e magari incitano ad un certo uso della violenza? Certo, tutti sappiamo che il monoteismo in quanto tale intrattiene un oscuro rapporto con la violenza. Ma fa qualche differenza o no — mi chiedo ancora sperando di non incorrere per questo nell’accusa di islamofobia — fa qualche differenza o no se nel testo fondativo di un monoteismo i riferimenti alla violenza ci sono, espliciti e ripetuti, e in un altro invece sono del tutto assenti? Fa una differenza o no, ad esempio, se i Vangeli non registrano nella predicazione di Gesù di Nazareth alcuna azione o proposito violento contro coloro che non credono? Non ha significato forse proprio questo la possibilità nell’ambito del monoteismo cristiano di mantenere aperto costantemente uno spazio di contraddizione, di obiezione nei confronti della violenza pur commessa in suo nome che altrove invece non ha mai potuto vedere la luce? Mi pare assai dubbio insomma che tutte le cosiddette religioni del Libro adorino davvero lo stesso Dio come sostengono gli instancabili promotori delle tante occasioni di “dialogo interreligioso” che si organizzano dovunque tranne però, chissà perché, nei Paesi musulmani. Per la semplice ragione che in realtà quel Libro è per ognuna di esse un Libro dal contenuto e dal significato ben diversi».
Quanto spreco di fiato solo per riaffermare le ragioni del Manuele II Paleologo citato da Ratzinger a Ratisbona! Nell’islam sarebbe intrinseca la giustificazione della violenza a fine proselitario che invece è assente nel cristianesimo, e questo sarebbe provato dalla presenza nel Corano di versetti che alcuni musulmani (non tutti, dunque) prenderebbero alla lettera: nulla di simile nei Vangeli, ed ecco, allora, la prova provata che il cristianesimo è religione di tolleranza e di pace. Vallo a spiegare a chi l’ha sperimentato sulla propria pelle per oltre un millennio, dal IV al XVII secolo: digli che è stato battezzato a forza per una malintesa lettura dei Vangeli, che dove non prescrivevano la conversione col ferro e col fuoco trovavano esegeti particolarmente creativi, vedrai che apprezzeranno molto il distinguo e, grati della libertà che gli concedi, abbandoneranno la fede nella Santissima Trinità per tornare ad adorare Pachakamaq, Wiraqucha e Apocatequil.
Certo che pure ’sti Vangeli... Arriva Cristo e chiede che l’adultera non sia più lapidata, però, tanto per dire, dice che della legge mosaica non è venuto a cambiare neanche uno iota. Poi dice che bisogna amare il proprio nemico, ma dice che chi non è con lui è contro di lui. Che tipo, eh? 
«In realtà è assai difficile pensare che l’Islam non abbia un problema specifico tutto suo con la violenza. Ne è prova non piccola, a me pare, come esso continui a praticarla nei suoi riti i quali sembrano non aver conosciuto in misura decisiva il processo di trasfigurazione simbolica avutosi in altri monoteismi. Chiunque ad esempio si è trovato in una località islamica il giorno della Festa del Sacrificio (che ricorda il sacrificio del primogenito richiesto da Dio ad Abramo) ha potuto assistere allo spettacolo di ogni capofamiglia che, armato di coltello, sgozza sulla pubblica via un agnello procuratosi in precedenza. Certo, la pratica non è più universale ma è ancora abbastanza diffusa da impedire di credere che essa non costituisca tutt’oggi un paradigma dal potentissimo richiamo emotivo per l’insieme dei credenti».
Zotici intrinsecamente violenti, senza dubbio. Ma ancora niente rispetto a Malammore.

38 commenti:

  1. "...stupisce che un professorone del calibro di Ernesto Galli della Loggia possa pensare che cattolici e protestanti si scannassero perché avevano una diversa comprensione del concetto di Grazia..."

    Io non sono stupito per nulla di Ernesto Galli del Pollaio *..semmai ci sarebbe da analizzare cosa si intende per "calibro" ..

    caino

    *Pollaio- Luogo in cui sguazzano e razzolano da tempo intellettuali ,giornalisti ,opinionisti del " mainstream" italiota.

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    1. Se non ha colto l'ironia, il nickname è ampiamente usurpato.

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  2. Forse EGDL - e lo dico anche a mio disdoro perché, se ci sono, non li conosco - ha chiamato in causa non a caso uno come Tahar Ben Jelloun, certamente più conosciuto come scrittore che come esegeta, per sottolineare nell'islam il mancato apporto depurativo di una teologia che, analogamente a quella cristiana del Novecento, abbia cercato di smussare l'idea del Dio "onnipotente" in favore di quella di un Dio "tuttoabbracciante".

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    1. Ci tocca aspettare. Il Dio "tuttoabbracciante" del Novecento ci ha messo secoli per spalancare le braccia.

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  3. Io capisco gli atei senzaidddio per cui la religione è origine di tutti i mali, ma questi tizi che dalla fine del non expedit ad oggi ci stracciano le palle perchè vede signora, i conquistadores erano spinti dall'avidità, le crociate erano mosse sullo scacchiere geopolitico, l'inquisizione era solo mantenimento del potere e nulla di ciò aveva a che fare con la religione Cattolica, ora stanno qui a fare filologia sui singoli versetti del Corano per dimostrarci che se Daesh vuole l'intero medioriente è per via della sura di sarcazzo, mica per il potere e per il petrolio, che soldati che combattono non lo fanno per mantenere le famiglie ma per la gloria di Allah eccetera.
    Ripeto: me l'aspetterei da un Odifreddi, non da 'sti qua.

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    1. i giovani arabi nati e cresciuti in Europa e poi andati a combattere in Siria certo che lo fanno per la gloria di Allah, fosse per i soldi sarebbero rimasti alla loro attività precedente (molto spesso piccolo spaccio) e sono questi fanatici (o pazzi a seconda dei punti di vista) che compiono attentati in Europa, mica lo studente di Aleppo che ha avuto la famiglia uccisa da un barile bomba di Assad e per vendicarsi entra nell'Isis .
      MatteoZ

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    2. Sarà (però guardi che i poveri cristi che morivano nelle crociate erano indottrinati e pensavano di sacrificarsi per la gloria di Dio), però a me invece di quattro fanatici fanno più paura milioni di coglioni, quelli che in Turchia ad esempio sostengono Erdogan, quelli 'normali', dei tizi che da noi sarebbero in fila al Family Day.
      Che se ne sbattono delle regole peggio di un grillino incrociato con De Luca, e fa niente se quello lì sta schiacciando legislativo e giudiziario sotto l'esecutivo, cosa vuoi che sarà mica la dittatura, c'è il boom economico e poi ci porta tanti bei valori islamici belli moderati. Credo che ad Ankara i treni adesso arrivino puntualissimi.

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  4. Ho colto, ho colto...ma pensavo che un "rafforzativo" non guastasse nel caso di cui all'oggetto.

    saluti caino

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  5. Questa volta, in parte, secondo me sbagli. Oppure confutami questo:
    http://www.distantisaluti.com/e-la-religione-non-la-politica/
    e questo:
    http://www.distantisaluti.com/parliamo-di-islamofobia/

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    1. Le dirò di più, il tratto comune di tutti i brigatisti rossi era... il comunismo! E mannaggia che negli anni '70 non s'è pensato di mettere fuori legge il PCI, voglio dire, negli scritti rivoluzionari dalla fine ottocento in poi i richiami alla lotta contro il capitale erano molto frequenti, e poi vogliamo parlare della presa del Palazzo d'Inverno?
      Chiaro, non voglio dire che tutti i comunisti sono dei terroristi, inoltre esisteva anche un terrorismo nero, però è innegabile che il problema non fosse la politica o l'economia, ma il comunismo.

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    2. Non confuta una virgola del primo articolo. E comunque:
      http://www.rivistastudio.com/standard/michele-serra-terrorismo-islamico/

      Non sto dicendo che l'Islam sia una condizione sufficiente a creare il terrorismo islamico (personalmente: bisogna anche essere psicopatici e/o paranoici, in modi più o meno psichiatricamente manifesti), dico che è una condizione necessaria.

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    3. Anche il comunismo è una condizione necessaria ma non sufficiente a creare terroristi rossi. Non ho conoscenza di brigatisti democristiani o fascisti.

      PS
      certo che ha senso parlare di 'terrorismo islamico', così come c'erano le 'brigate rosse' e le 'black panthers' composte da comunisti e persone di colore.
      Però ci faccia una pensata: secondo lei stiamo assistendo a una radicalizzazione dell'islam o a un'islamizzazione del radicalismo? I killer del Bataclan erano dei delinquentelli alcolizzati che hanno conosciuto degli imam in prigione. Quelli di Dakka pare fossero dei borghesucci annoiati. Quelli di Londra erano studenti modello di università inglesi. Quello di Orlando era un gay represso.
      Se l'Islam di per sè fosse così bravo a penetrare dentro tutte queste categorie di individui probabilmente saremmo musulmani pure io e lei.

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    4. Appunto, tutti casi differenti uniti da un solo fatto: la religione mussulmana. Comunque, nel primo articolo linkato si è sviluppato un'interessante discussione; non sono riuscito a dimostrare la marginalità dell'Islam nel fenomeno del terrorismo islamico, se ci riesce lei sarò felice di cambiare opinione.

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    5. E' indimostrabile se con dimostrazione intende un teorema, però ci sono una montagna di indizi. L'ultimissimo poco fa, quando hanno diffuso il primo profilo dell'attentatore di Nizza. Sposato con tre figli, depresso causa divorzio, pessimo musulmano (non rispettava manco il ramadan), completamente estraneo agli ambienti dell'integralismo.
      A 'sto punto è come se io commettessi una pazzia e i giornali titolassero 'attentatore cristiano uccide bla bla bla', giusto perchè risulto battezzato.
      Ripeto, la mia opinione (supportata da fatti, ma sempre opinione è) è che l'islam sia solo un mezzo, quello del momento tra l'altro. Come gli ultrà che vanno allo stadio per fare caciara e menare le mani, se domani mettessimo fuori legge il calcio quelli troverebbero un'altra scusa per fare caciara e menare le mani.

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    6. "se domani mettessimo fuori legge il calcio"

      Sarebbe un'idea da non scartare, se i presidenti delle società esortassero apertamente i propri sostenitori a riempire di botte quelli avversari.

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    7. No, non è essattamente così. Il problema è che anche uno a cui non importa nulla della religione può convertirsi da un giorno all'altro e diventare uno stragista. Esiste un "format", che è quello che viene fornito da parte dei gruppi terroristici radicali islamici. E questa possibilità è altamente pericolosa, perché genera emulazione assai più di quanto non possa fare un depresso o un malato che fa una strage. Perché c'è un'ideologia di fondo che fa da collante per diversi tipi di individui: i solitari, i furfantelli, i malati, gli emarginati.

      Poi siamo d'accordo che il problema sia il radicalismo, che la maggior parte degli islamici sono pacifici, etc. etc. E sappiamo anche che la vera minaccia per l'Occidente sta ad Ankara, e non nelle nostre banlieue. Ma è un fenomeno che non va sottovalutato.

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  6. ... però è innegabile che il problema non fosse la politica o l'economia, ma il comunismo....

    Caro santo Stefano, è innegabile.
    infatti ora che il "comunismo" di stato non esiste più, se non nominalmente in taluni residuati,(la Cina è un discorso a parte...il tratto comune è che :" business is business"),IL MONDO SI è FINALMENTE AVVIATO VERSO UN AVVENIRE RADIOSO .
    Basta guardarsi intorno.
    Mi raccomando ,verso le 21,00 dopo Carosello, prima del sonno dei giusti, idealmente, reciti con me una prece, per le innegabili "magnifiche sorti et progressive " che INNEGABILMENTE CI ATTENDONO DIETRO L'ANGOLO.

    UN CARO SALUTO dal sempre suo

    caino

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    1. mai sentito parlare di 'reductio ad absurdum' eh?

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  7. E visto che siamo in argomento..di "mainstream mediatici" come non commentare il siparietto messo in piedi su la7.
    Ovviamente l'ironia cade su il geometra di Cuneo, che viene interpellato come opinionista sulle Banche Italiane e sull'economia italiana, Lui che asserisce candido candido, di non avere un soldo in Italia e come imprenditore ci consola il fatto che in Sardegna al Billionaire si può prendere un (non mi ricordo più cosa)al prezzo di euro 15.
    Crozza prende in giro Luca Cordero,(per il famoso caffè da 5000 euro) ma nel nostro caso, non ho capito invece se il programma di LA7 era comico, semicomico, semiserio, serio.
    Un contributo all'economia di mercato italiana da parte del nostro .
    Ovviamente per ricordarci che il lavoro costa troppo in Otalia,che lo stato è una merda,(e fin lì..)che ci vogliono più aerei per la Sardegna e sovente in sciopero..
    In sostanza dopo aver glissato sull'economia finanziaria (in effetti Lui è solo un geometra) ..non si capisce in fondo cosa ci facesse in quella trasmissione..
    Dopo infatti credo ci fosse pure tal Corona Fabrizio, ma ho spento , prima di sentire altro.
    Tra le pieghe vi era pure Rampini, e un tizio che scala montagne ed è molto gettonato ultimamente (forse per la bandana e l'aria trascurata ed abbronzata.

    caino

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    1. Non diciamo cazzate

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    2. Il montanaro era Mauro Corona, il Fabrizio c'entrava poco. Anch'io propendo per la trasmissione satirica, ma mi tocca tener conto della legge di Poe.

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  8. Caino, non dire cazzate.

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  9. a proposito di condizioni necessarie e sufficienti. Credo che siamo di fronte all'inestricabile intrecciarsi di tre elementi: il fanatismo religioso, la rivendicazione sociale che facilmente si tramuta a sua volta in brama di dominio, la follia individuale e collettiva. Cosicché la dicitura "terrorismo islamico" è altrettanto giustificata, ma nello stesso tempo parziale, della dicitura "terrorismo antimperialista" e della dicitura "atto di un folle". Dunque, perché prediligerne una a discapito delle altre ?

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    1. Perchè negare il ruolo fondamentale dell'ideologia religiosa all'interno del fenomeno non aiuta nè a comprenderlo nè a combatterlo.

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    2. non è questione di negare ma di prendere atto della complessità delle motivazioni e di non cedere alla semplificazione che ci fa più comodo. Poi, vabbè, siamo occidentali e dunque succubi del demone della politica, sicché la tentazione di "buttarla in politica" può essere irresistibile...

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  10. Dall'elenco degli oggetti rinvenuti a casa di Bernardo Provenzano (morto oggi a 83 anni):
    "Un grande quadro di Cristo che divide la comunione con gli Apostoli, uno più piccolo della Madonna delle Lacrime di Siracusa, una settantina di santini «Gesù confido in Te» e altre montagne di immagini sacre. Una collezione di Madonne, di Santuari, di Beati e di cardinali e di frati cappuccini. E quella Bibbia che si portarono via i poliziotti quell' 11 aprile quando lo catturarono: speravano di trovarci messaggi cifrati"
    (La Repubblica, 31 gennaio 2007)
    E il povero Malammore forse possedeva solo quel piccolo crocifisso.

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  11. Oh! Nessuno che le abbia fatto notare il fatto d'essersi risparmiato di chiosare la restante metà dell'articolo...

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    1. Lei riprende un'osservazione di M.B., ma la seconda metà dell'articolo è una tirata contro l'Arabia Saudita, appiccicata alla prima in modo assai posticcio, quasi a riempitivo, peraltro priva di elementi di rilievo.

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    2. La tirata sull'Arabia Saudita la farei io oggi... perdoni lo sfogo.

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    3. Ma si figuri, sfoghi, sfoghi pure.

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    4. No, ha ragione a dimenarsi si sprofonda...

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  12. Una scena che ha ovviamente colpito proprio per il gesto, del quale però le propongo una lettura diversa (per restare sui temi alla mia portata, il resto del post lo posso come sempre solo accogliere in ammirato ascolto):
    Tutto il senso di legittimazione della violenza che lei dice rappresentato dal bacio, è in realtà rappresentato dall'oggetto e non dal bacio allo stesso.
    È il portarlo al collo che sintetizza quel significato, il portarlo al collo "sempre" e quindi come compagno e storia a supporto di una vita intera di omicidi.
    Lo porta infatti anche quando ammazza chiunque altro, uomini o ragazzini che siano.
    Non quindi un oggetto a supporto del gesto di uccidere quella bambina, ma del gesto di uccidere in generale.
    La differenza nel caso di quell'omicidio non è quindi nel compierlo con l'aiuto di Dio (altrimenti il bacio lo avrebbe dovuto dare prima di ogni omicidio) dalla cui presenza si sente -già- supportato grazie al solo gesto di indossarlo.
    Ciò che rende quel bacio gesto che distingue quell'omicidio dai restanti è la ricerca di un supporto diverso che sia direttamente proporzionale alla drammaticità della scelta, non quindi l'autorizzazione, Pre, all'omicidio ma ciò che nei restanti omicidi non si sentiva in discussione, il Post: il Perdono.
    Perdono che nei restanti casi non sentiva necessario invocare.
    E questo non smentisce la sua lettura della religione come distorta legittimazione ma la integra elevandola là dove l'uomo non si limita a utilizzarla a proprio vantaggio, ma arriva a sostituircisi, nel momento in cui il bacio viene dato prima e non dopo lo sparo, scelta che tradisce la convinzione che non solo i princìpi della religione siano piegabili secondo necessità ma anche gli strumenti con i quali il divino condanna o condona chi si faccia colpevole di disallineamento.
    Malammore con quel gesto si perdona da solo, si sostituisce a Dio nell'autorizzazione e anche nel giudizio.
    A Dio non fa firmare lo sparo, ma l'assoluzione successiva che in quel caso, a differenza di tutti gli altri, non era implicita nei principi in ogni altro omicidio sufficienti.

    Una scena molto forte.

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    1. @Bruno
      "A Dio non fa firmare lo sparo, ma l'assoluzione successiva che in quel caso, a differenza di tutti gli altri, non era implicita nei principi in ogni altro omicidio sufficienti."
      Lei ci offre un motivo di ulteriore riflessione.
      In realtà la Chiesa Cattolica comunque e sempre assolve, anche nei casi più osceni, come quello della sequenza citata.
      L'importante è essersi portati avanti nella procedura in virtù del bacetto al crocifisso: così una volta assolti si ricomincia subito il giro, senza ulteriori perdite di tempo.
      Non è un caso che nel nostro paese più si è criminali, più ci si dichiara religiosi.
      Stia bene.
      Ghino La Ganga

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    2. Dott. La Ganga (i miei umili complimenti per ogni suo contributo, dei quali sono appassionato fan), lei però così mi mette la pulce nell'orecchio: se la chiesa comunque e sempre assolve, all'inferno chi ci va?
      Mo' che per non perdersi in titubanze e apparire risoluti c'hanno pure eliminato il Limbo, o qualcuno il perdono non lo riceve oppure mi toccherà considerarlo null'altro che una pura operazione di terrorismo psicologico il cui unico fine risulterà essere la conservazione del dubbio, necessaria per ricordarsi di avere come ultimo pensiero la chiamata del prete che ci consegni il boarding pass con destinazione finalmente indicata.

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    3. @Bruno:
      Lei si è fatto una domanda legittima e si è dato una risposta plausibile.
      Stia bene.
      Ghino La Ganga

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  13. Io dico solo una cosa: se non avessi recuperato la seconda stagione giusto la scorsa settimana questo sarebbe stato un bello spoiler senza avvertimento!

    L'ho scampata per un soffio :-P

    Lorenzo L.

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