venerdì 9 settembre 2016

«Verrei»



Credo che la reazione di Alessandro Di Battista allo svarione grammaticale di Luigi Di Maio meriti un po più di attenzione di quanta gliene è stata riservata.
Mi pare che la mimica faciale renda esplicito che quasi immediatamente colga che «verrei» non sia corretto, ma che per esserne sicuro abbia bisogno di ripeterlo a fior di labbra come a controllare se suoni bene o meno, che quindi si guardi attorno per vedere se qualcun altro si sia accorto della cosa, e sempre a fior di labbra provi a sentire se più opportunamente ci volesse un «venissi», per poi assumere unespressione di palese disagio alla quasi piena convinzione che di strafalcione si sia trattato.
Ora noi sappiamo che Di Battista è stato fatto oggetto fino allaltrieri di feroci prese per il culo per lessere inciampato più volte nello stesso errore. Possiamo immaginare che ne abbia sofferto al punto da sentirsi in dovere di rimetter finalmente mano alla grammatica italiana, che tuttavia, si sa, impone un po di pratica perché il rispetto delle sue regole diventi automatico. Lindugio che segue al «verrei» di Di Maio può così esser letto come un rapido ripasso della regoletta, mentre il labiale allapplicarla al caso.
Quello che tuttavia mi pare assai più degno di attenzione è il disagio che segue alla constatazione che quello di Di Maio è stato uno sproposito: è un disagio nel quale vi sarà pure un riverbero dello scorno che Di Battista deve aver provato le volte in cui ha commesso lo stesso errore e glielo si è fatto notare con una pernacchia, ma non sera detto che tra lui e Di Maio vi fosse unagguerrita competizione per lalmeno formale leadership del movimento? Chi ha modo di cogliere in castagna il proprio rivale non dovrebbe esserne anche solo un pochino soddisfatto? Comè che a Di Battista non scappa neppure unalzata di sopracciglio? Comè che, al posto di un pur contenuto cenno di ironia, si nota quello che pare un genuino rincrescimento, per giunta venato di una qualche apprensione, quasi a immaginare le immancabili canzonature che ne sarebbero seguite? In altri termini, possiamo prestar fede a tutte le indiscrezioni giornalistiche che della vita interna al M5S ci danno un quadro assai simile alla Battaglia di Anghiari?
Per meglio dire: quanto di ciò che ci torna utile per nutrire la convinzione che «non sono poi così diversi da tutti gli altri» corrisponde alla realtà di fatto e quanto invece è mera proiezione del nostro bisogno che così realmente sia? 

19 commenti:

  1. stavo girovagando per la blogosfera per osservare per curiosità tutte le reazioni alle vicende romane e mi sono imbattuto in questo blog, bellissimo, avevo sentito il nome un po' di anni fa, forse l'avevo anche nei feed, ma leggendo questi post mi ha fatto risuonare per simpatia alcune corde. Perchè mantiene il senso d'umanità, un sentimento raro, rarissimo. Restiamo umani.
    E forse lo facciamo prima di tutto per noi stessi

    Se non ti disturba vorrei anche farti i complimenti ciao Luigi

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    1. Vorresti dire "restiamo dis-umani"

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  2. "No, già facciamo la figura di un branco di capre, Giggino non mi sbagliare il tempo verbale dopo la cazzata della email" è una spiegazione assolutamente accettabile.

    E comunque io non penso che siano uguali agli altri, ma che siano peggio.

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    1. Perché peggio? Pizzarotti fa bene a Parma

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    2. Mi tocca argomentare, mi scuso per la lenzuolata.
      1-non mi fido della loro onestà intellettuale. Di Maio che dice 'noi siamo onesti restituiamo parte dei nostri stipendi' sta dicendo due cazzate al prezzo di una, primo no stai rubando un tubo, che gli stipendi dei parlamentari siano troppo alti è opinabile (chi lo prende pieno sarebbe 'disonesto'?), secondo eri un trentenne fuori corso che cazzeggiava coi soldi del babbo ed ora grazie al miracolo di un comico e una manciata di voti alle parlamentarie ti trovi con ventimila euro al mese di cui ne 'restituisci' due. O sei fesso o ci stai prendendo tutti per fessi. Per brevità mi fermo a questo esempio, ma questo se mai li pone allo stesso livello degli altri, non sotto.
      2-non hanno una minima idea. Il loro programma per quanto riguarda immigrazione, economia etc si compone di un'accozzaglia di 'idee di buon senso' che provengono dal comunismo, dal liberismo, dai fasciosalviniani, da Papa Francesco eccetera. Ignorando (volutamente? Ma qui torniamo al punto 1) che un aereo vola perchè è progettato nella sua interezza: è vero che mettendo dodici ruote di un fuoristrada l'atterraggio sarebbe più morbido, ma tutto quel peso gli farebbe portare meno passeggeri e consumare molto più carburante. Non puoi promettere il reddito di cittadinanza e strizzare un occhio al commerciante che non batte lo scontrino. Ed è su questo punto che sono peggiori: Berlusconi non ha mai inneggiato al rispetto della legalità, Renzi pur essendo incapace di veicolare qualunque idea in un disegno di legge sensato ha una sua traccia ben definita, una sorta di blairismo all'amatriciana che può piacere o non piacere ma è ideologico. Pure Salvini, cazzo Salvini, ha un'ideologia di un qualche tipo, sarà quella di un bulletto delle elementari ma almeno non sostiene tutto e il suo contrario.

      PS
      Pizzarotti piace pure a me infatti è sulla porta da anni (e da mesi 'sospeso' nel limbo), non gliela sbattono in faccia solo perchè, come dice lei, fa bene a Parma.

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    3. Ciò detto, non possiamo non votarli comunque perché l'alternativa sono i ...

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    4. Ciò detto, personalmente posso non votarli e infatti non li voto manco se mi pagano, avendo presente l'alternativa (che non voto, manco quella). Di fronte a due piatti di sterco - cavallo o vacca? - io non mangio. Datemi qualcosa di commestibile per un essere umano, fino ad allora ciccia

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  3. Recuperiamo La Battaglia di Anghiari di Leonardo. Il legame più sorprendente, che collega la Sindone di Torino con le opere pittoriche di Leonardo da Vinci, è nella somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento. L’immagine della ferita al costato è la “prova” specchiata della presenza attuale della Battaglia di Anghiari, dietro gli affreschi del Vasari nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Cfr. ebook/kindle. La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata.

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  4. Battaglia di Anghiari della quale Machiavelli scrisse: "Ed in tanta rotta e in sì lunga zuffa che durò dalle venti alle ventiquattro ore, non vi morì che un uomo, il quale non di ferite ne d'altro virtuoso colpo, ma caduto da cavallo e calpesto spirò". Niente a che vedere con l'immagine che ne ha dato Leonardo (almeno stando a bozzetti e copie). E qui la disparità tra la battaglia reale e quella raccontata si rispecchia in quella tra dibattito interno al M5S e reportage giornalistici.
    Alessandro

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    1. Troppo difficile bisogna chiedere a Sgarbi

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    2. 'Sto Ravecca passò tempo fa pure da me, per sproloquiare non ricordo a proposito di quale opera d'arte: deve avere un dispositivo che lo fa apparire con commenti "ad cazzum" appena in un blog si nomina un dipinto famoso. Le sue parole credo stiano all'oggetto del post come Alessandro Di Battista sta a Mino Vergnaghi.
      (Che poi, a pensarci bene, si rischia di trovarci qualcosa di comune:
      https://www.youtube.com/watch?v=SVCq0S_b1pk )
      State bene.
      Ghino La Ganga

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  5. Ma pure chi se ne frega dei congiuntivi, può capitare, piuttosto l'importante sarebbe la sostanza, se ne avrebbero

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  6. Da notare anche che se Di Maio di congiuntivi ne sbaglia due, consecutivi, i dubbi di Dibba s'arrestano solo al primo.

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  7. La trascrizione deve essere fedele oppure critica e corretta? Il tema è biblico.

    http://www.beppegrillo.it/2016/09/gli_sherlock_holmes_a_orologeria.html

    E' come se io domattina andassi in tribunale presentassi 20 esposti contro Renzi, lo iscrivessero nel registro degli indagati, venissi in questa piazza e urlassi: "Renzi è indagato". Questa cosa è assolutamente per me era quello che pensavo, era quello che ho valutato. Non l'ho detto a Roberto, ad Alessandro, a Carlo, a Carla, l'ho sottovalutato, e sono qui a guardarvi negli occhi e a dirvelo.

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  8. Non è così sbagliato

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  9. i congiuntivi porca dannatissima troia.....vi state attaccando ai congiuntivi

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  10. Nelle diverse ipotesi d'interpretazione non ha considerato l'unica davvero plausibile e cioè la mia, che è -sarebbe- la seguente:

    Nel momento in cui il Di Battista sente il "verrei", immediato in lui si attiva lo stridor di lame sulla lavagna e il conseguente giudizio implacabile che accompagna da sempre quello e solo quell'errore grammaticale più di ogni altro, la sentenza inappellabile persino in quelli che a loro volta lo sbagliano.
    Di quella sensazione ben dipinta sul suo volto lei si chiede quanta quota racconti il suo andare con la memoria a quando lo sbagliò lui e quanta al suo duello con Di Maio, quello che non si chiede è da che lato della cattedra la sua memoria lo posizioni nel ricordo delle scene in cui lo scivolante fu lui.
    Ed è lì che casca il non proverbiale asino, nel momento in cui è vero che il suo istinto l'avrà portato a rivedere come un film le volte che lo si è preso per il culo per il medesimo errore, ma ciò che fa la differenza è che in questo caso il pennello che gli dipinge la scena non è quello del giudicato, ma del giudicante.
    Un guidicante impietoso ma soprattutto giusto, inattaccabile, verrebbe da dire "onesto" se si coglie(sse) l'ironia.
    Allora sì la scena che gli si apre è quella in cui lui fu preso per il culo, ma nella nuova versione si trova a impersonare entrambi i ruoli e, implacabilmente nonché onestamente, non può impedire a se stesso di ammettere, sempre a se stesso, che il giudizio "Asino" è meritato, fondato, inattaccabile.
    E come può difendere il se stesso giudicato dal se stesso giudicante senza dare dell'asino a uno dei due, in una scena nella quale l'errore è tale da aver attivato nel solitamente giudicato la severità giusta del giudicante?
    Non può, i cortocircuiti della logica non richiedono grammatiche né allenamenti, l'istinto è impietoso, il Dibba in quel momento si trova a darsi da solo del coglione e ad aver come unico se stesso in grado di respingere l'accusa il medesimo coglione.
    Lo sguardo che vede è la presa d'atto di una autoinflitta sentenza inappellabile, caro Malvino.
    E se non ci ha visto la soddisfazione che le avrebbe confermato la rivalità non è per l'assenza di quella rivalità, ma perché in quel momento la realizzazione è stata tanto traumatica da mandare in secondo piano qualsiasi altro protagonista del palco, sia esso un amico, un nemico, appeppecrillo persino.
    Un triste momento in cui sul pianeta intero si è trovato da solo con la realizzazione del suo essere incontestabilmente un asino e nemmeno un potere forte o una lobby alla quale dare la colpa.
    Sono momenti che segnano, stringiamoci a lui.

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    1. Ehi, ma questa è una sceneggiatura di Ingmar Bergman.

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    2. eh.. forse no, caro Ingmar, l'artificio retorico non tiene conto del tempo, è un mondo piatto e immutabile, disumano appunto: inappellabile, certo, ma scontata la pena il cittadino è libero, dimentichi un principio fondante del nostro stato di diritto. La differenza tra (ri)educazione e l’eterno inferno, tra intelligenza come capacità di adattamento e preconcetto, tra Darwin e Adinolfi

      : - ))

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