martedì 28 marzo 2017

Il calcetto sta solo a metafora

Bersagliato dalle critiche per la sua seconda infelice uscita sulla disoccupazione giovanile, che tuttavia, come la prima, ha il pregio di rivelarci quale miserabile ometto sia rincantucciato in quello sproposito di omone, Giuliano Poletti riesce a fare anche di peggio nel tentativo di schermirsi: «Il calcetto – dice – era metafora delle relazioni sociali».
Nulla da correggere, dunque, riguardo all’affermata priorità delle entrature rispetto ai meriti, che indubbiamente oggi è realtà di fatto, come d’altronde è dimostrato proprio da chi non si capisce con quali meriti sieda a capo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, visti i risultati della sua azione di governo: solo l’essere riuscito a tessere una solidissima rete di relazioni sociali può spiegarlo, e per farsi un’idea di quale genere basta aver letto Falce e carrello (Bernardo Caprotti, Marsilio 2007), spaccato di un affresco antropologico prima che economico e politico.
Sta di fatto che Giuliano Poletti non si è affatto limitato a fotografare una realtà di fatto: ben lungi dal definirla odiosamente iniqua nei confronti di chi fra i suoi meriti non può vantare quello di essere un maneggione, l’ha legittimata come la sola possibile. In sostanza ha detto: «Così è: adeguatevi. Oppure – e qui pare evidente il richiamo a quanto disse alcuni mesi fa – andatevene all’estero, perché di chi non sa adeguarsi possiamo fare a meno, anzi, ci infastidisce averlo tra i piedi». E si può capire: uno che pretende sia dato il giusto riconoscimento ai propri meriti, e non coglie l’importanza del lasciarsi dribblare la palla da chi può restituirgli il simpatico gesto atletico con uno splendido voucher, diciamo la verità, che ci sta a fare nel paese dove il servilismo è considerata un’arte? Perché scandalizzarsi, poi? Che c’è di nuovo rispetto allo «sposi un uomo ricco» che Silvio Berlusconi dava in risposta alla precaria che gli chiedeva con quali mezzi potesse aspirare a crearsi una famiglia? 
Le chiamano gaffes, direi che invece sono i capisaldi di un vero e proprio manifesto politico. In tal senso credo che a Matteo Renzi si faccia un grave torto nel rimproverargli di non avere un progetto di società, perché gli uomini e le donne che ha portato al governo, e lui stesso, ne illustrano a dovere uno che è la fedele riproduzione della provincia di cui sono il frutto: figli di intrallatori perennemente attaccati al telefonino, alla Gazzetta Ufficiale, alla pagina dei necrologi, per costruire la trama di affarucoli e scambi di favore, pastette e pacche sulle spalle, simpatie e interessi, a messa la domenica e il lunedì a brigare nello studio del commercialista. Il calcetto – è evidente – sta solo a metafora. 

38 commenti:

  1. È tutta notte che ci penso e c'è qualcosa che non mi quadra, il mio lavoro è fatto di entrature (bellissima parola, mi è rimasta impressa), è fatto di venditori e di rete di relazioni per arrivare alle firme più importanti, la capacità di relazione, aldilà del prodotto, è essa stessa il merito. Poi di Poletti mi importa una sega.

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    1. Ci vorrebbe una risposta caustica di quelle che sa dare solo il padrone di casa.
      Putroppo le mie capacità espressive sono limitate, ma provo a spiegarti perchè hai scritto almeno 2 cagate pazzesche.
      1) il problema è che pure una buona fetta dei lavori che non sono fatti di entrature vengono assegnati in base a queste (lavoro in una cooperativa e ne ho le prove sotto gli occhi tutti i giorni)
      2) Poi di Poletti (che essendo ministro della repubblica decide anche della tua vita) te ne dovrebbe importare assai.

      Antonio

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    2. Con Malvino ci siamo già beccati un sacco di volte in passato, ero una viperetta pure io, non creda, ho le spalle grosse. Il punto è che l'entratura serve normalmente a guadagnarsi un'occasione, poi ovviamente l'occasione te la devi giocare bene, e lì subentra il merito. Così almeno nell'ambiente della moda in cui lavoro. Stia bene.

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    3. Stavo ricercando tra le dichiarazioni del ministro qualche traccia che si riferisse al fare da baby sitter, da badante, da PR delle discoteche: ad alcuni mestieri, insomma, per i quali la relazione sociale è il lavoro; ma no, si riferiva proprio a tutti: se vuoi giocare in serie A devi giocare a calcetto, non certo per mettere in mostra le tue doti con la palla, ma prima ancora per fare amicizia, puoi persino giocare male se nell'altra squadra c'è il presidente vecchietto. Le dichiarazioni del ministro, che parla di lavoro, di tutti i lavori -è questo il punto- non stigmatizzano, egli non si rammarica per un dato di fatto, ma lo fa proprio o almeno vi resta neutrale, creando infine quel paradossale divario tra il lavoratore comune e il dipendente pubblico, che in teoria a fare l'insegnante o altro entra per concorso: e quindi è sfigato, perché non può entrare per il canale comune della relazione sociale che meglio di altre garantisce le giuste professionalità al posto giusto. Insomma, a ben vedere, il ministro dichiara che il primo degli sfigati è lo Stato, che è enormemente svantaggiato rispetto ai fortunati imprenditori, che invece che annoiarsi a leggere cv o correggere elaborati stanno un giorno sì e l'altro pure al calcetto o al tennis, raccogliendo poi collettivamente i frutti di un boom economico nazionale che oggi come oggi comincia persino a spaventare nelle proporzioni. O forse, sia mai, in realtà anche i concorsi, quelli obbligatori, statali, vengono ogni tanto risolti alla luce dei lampioni. E allora forse qualche speranza c'è anche per lo Stato.

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    4. "Il punto è che l'entratura serve normalmente a guadagnarsi un'occasione, poi ovviamente l'occasione te la devi giocare bene, e lì subentra il merito."

      è cosa ben diversa da:

      "la capacità di relazione è essa stessa il merito"

      comunque accetto il salvataggio in corner ;)

      p.s.
      vorrei precisare che io non critico il fatto che Poletti abbia affermato l'ovvietà che in Italia conta più chi conosci rispetto a quanto sei bravo, ma che l'abbia fatto col tono di chi approva e favorisce questo stato di cose (d'altronde lui stesso è un miracolato delle entrature).

      Antonio

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    5. Per mettere dentro il piede pure nel mio settore, e si parla di tecnologia, occorre essere un ottimo venditore di sè stesso. In caso contrario si entra ugualmente visto che la domanda è superiore all'offerta, ma con stipendi ridicoli. Poi il merito arriva, se presente.

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    6. Ad Antonio confermo che per un venditore la capacità di relazione è essa stessa il merito, soprattutto quando si presenta con un portfolio in una ditta che lo vuole assumere come agente. A Malvino dico che l'anatema antropologico è un'arma a doppio taglio.

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    7. Certo, per un ragazzo l'"occasione" si guadagna con il calcetto, per una ragazza di solito con una "serata romantica".
      Quindi chi ha una figlia femmina deve insegnarle a cercarsi l'occasione strofinandosi addosso al "papi" di turno per ottenere quanre più "occasioni" possibile.
      Per quelle che non sono tanto carine,, quelli scarsi a calcetto o gli sfigati di cui parla Malvino che vorrebbero vedere riconosciuti il proprio valore c'è sempre la fuga all'estero.

      Lei si meriterebbe un bel posto da sottosegretario in questo governo, lo sa?

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  2. Mi trovi un uomo di successo, in tutto il mondo, che si è affermato senza un uso estensivo di 'relazioni sociali'. Qualcuno ce n'è pure, ma alle spalle ha un altro che ha saputo venderlo.
    C'è pure chi, e qui in Italia abbiamo solo pallide imitazioni degli originali - i Vacchi per intenderci -, campa _solo_ di le relazioni sociali, senza avere nemmeno la capacità di prepararsi un caffè da solo.
    Insomma, tutto si può riassumere in questa simpatica immagine.
    http://littlefun.org/uploads/54828ca8e691b23633bc05c5_736.jpg
    (per chi non ricordasse: quel geniaccio poco uso alle relazioni sociali s'era presentato in conferenza stampa con una camicia considerata sessista)

    Insomma, Poletti mi sembra piuttosto la metafora dell'umanità.

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  3. Si comunque è forte il Giorgio! ieri a calcetto gli sfilavano il pallone dai piedi ma quando ha raccontato la barzelletta della madre del nano ci siamo accasciati tutti a terra dalle risate. E' bravo, ci sa fare.

    E niente.. abbiamo deciso di assumerlo come primario della nuova clinica Santa Rita, come chirurgo. In realtà non ha la laurea è un geometra, ma un geometra di una volta, quelli che in una settimana ti metton su un capannone!

    E poi tutto s'impara facendo, è la vita

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  4. Quello che più mi stupisce è il farisaico stupore di molti critici, nello scoprire un dato storico (particolarmente italico ) che risale a decenni e decenni di storia patria...
    Dato che ormai è assodato che non vi sono ricette valide nel sistema bolso ,assolvo Poletti ,che nel vasto panorama del "cazzeggio", nemmeno si distingue più di tanto.
    In fondo ha solo detto la verità !

    caino

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    1. Guardi però che Poletti sarebbe lì a fare il ministro. Da lui mi aspetterei una soluzione al problema, non un dato di fatto.
      È come se il Ministro degli Interni all'indomani di una strage di Mafia dicesse 'beh la Cupola esiste, meglio pagare il pizzo che rimetterci la pelle'.
      Cosa verissima, ma mi aspetterei almeno una soluzione parziale, altrimenti il ministro possiamo farlo pure io o lei. Anzi mi sbilancio: pure Di Maio.

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    2. e in effetti potrebbe essere anche un buon Ministro degli Interni del governo Berlusconi

      Poletti: "Il sud del Paese, ma anche molte zone del nord, sono infiltrate dalla criminalità organizzata. Pagare il pizzo molto spesso è inevitabile."

      anche questa è una sparata leghista a tutti gli effetti

      Luigi ti ricordi di un certo Penati? La risposta leghista del PD

      senza contare il luminoso conflitto d'interessi: Poletti è il boss delle coop.

      Ovviamente il pagamento del pizzo non è meglio perchè porta alla morte di un'intera società dopo una lenta agonia. Osservando infatti i dati economici scopriremmo che l'economia calabrese è persino più sottosviluppata di quella greca già agonizzante. Quindi non è meglio: è l'unione che fa la forza, il popolo sovrano. Alienare una certa sovranità sta portando ad un irreversibile peggioramento della cosiddetta 'questione meridionale'. Il futuro è l'Italia a due velocità?

      E ritorniamo appunto alla secessione e a bere l'acqua del Po col casco cornuto. Verissimo su canale 8

      Siamo degli idioti, dei deficienti: chi sostiene la teoria del pizzo deve anche spiegare la teoria prodiana del 'vincolo esterno' autoritario per correggere il legno storto italiano e i suoi problemi tra cui appunto la mafia, com'è stato più volte ribadito. Da una parte l'autoritarismo esterno con la progressiva alienazione della sovranità e dall'altra la volontà di normalizzare la mafia e i suoi metodi.

      Sarà solo una lenta carneficina.

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  5. Aggiungo !

    Aggiungo , che "mi sono fatto persuaso " che ormai le "verità" che suonano come banalità in questo caso, vengono ormai solo più dalle bocche dei mediocri ,mentre colpevoli sono le "mezze merità " che vengono dette da super intellettuali un poco radicaleggianti ,miste a moralismo.
    Non mi stupisce che tanta gente voti Grillo, quello che mi sorprende e poi nemmeno tanto a dire il vero è che "qualcuno "di cui sopra , cominci ad avvalorare ,cioè a riconoscere valore "etico" ,a quello che dice Lui e i suoi accoliti.
    Ma per favore ..!

    caino

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  6. Le relazioni sociali sono sicuramente un "acceleratore" di opportunità professionali. Qui si tratta di capire se siano un "complemento" alle capacità/competenze o se rappresentino l'unico requisito. La distinzione non è poca cosa. Nel mondo anglosassone è pratica comune richiedere una lettera di "presentazione" (raccomandazione?) ma solo ad integrazione di un curriculum che ne certifichi le capacità/competenze. In Italia (in politica?) sembra che il legame fiduciario rappresenti l'unico esclusivo requisito.
    Da questo punto di vista il Governo con un numero imbarazzante di ministri non laureati è una perfetta rappresentazione del manifesto politico di Poletti e co. (la laurea non ha un valore assoluto, e un ministro non laureato non costituisce uno "scandalo", quando però il numero di ministri non laureati diventa significativo, denota un meccanismo "clientelare" di selezione).

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    1. @ Paolo (nonDG)
      «Nel mondo anglosassone è pratica comune richiedere una lettera di "presentazione"»
      Che poi penso sia proprio questo il punto: quelle lettere di norma contengono anche commenti sul profilo relazionare in generale e, molto più in particolare, nel caso dei rapporti di lavoro. Insomma, è ben rodato anche lì il sistema che rende lo spirito di relazione parte integrante (complementare) del processo di selezione, ma resta ben mirato alle relazioni sul campo (non di calcetto). E in ogni caso, prima il cv poi il resto.

      Che poi relazionarsi per lavorare in team non è la stessa identica cosa che giocare al calcetto: uno può essere un grande affabulatore ma essere incapace di lavorare in gruppo, oppure essere molto riservato ma poi non tenere niente per sé sul posto di lavoro.

      Nel commentone del ministro, ma anche in qualche commento qui, si passa dalla constatazione ovvia e gratuita che per lavorare bene bisogna quasi sempre sapersi ben relazionare con altri, e quindi l'invito non nascondere queste doti, al proporre quasi un modello di prevendita delle proprie competenze curriculari al mercato delle vacche. Che poi, proprio non capisco i colloqui di lavoro che ci starebbero a fare.

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  7. Ma ...?

    Ma da quando in qua ,la LAUREA (sic ?) rappresenta di per sé un titolo di qualificazione atta alla funzione che si va veramente a svolgere ?
    Forse in Filosofia .
    Semmai, e non è difficile ammettertelo, certifica soltanto che un individuo si è occupato per un certo periodo di tempo di certi argomenti connessi.(tra l'altro sostenendo esami presso Professori che in genere non hanno mai fatto un'ora di lavoro )
    Ammetto altresì che in determinate materie tecnico scientifiche vi siano ottime eccellenze , ma e qui rimane il dubbio atroce,(ormai una certezza) quanti POSTI DI LAVORO FORNISCONO ANNUALMENTE queste eccellenze ?
    Due , trecento, foss'anche un migliaio ?
    Ditemi , ditemi..io ho trentacinque anni di lavoro ,e poi vi dirò io.
    A mio avviso il nuovo "mestiere" è fare L'illusionista, poiché lavorare in un Call Center vale , un laureato , quanto la "donna delle pulizie ".
    Non illudetevi e soprattutto badate bene agli illusionisti etico moralisti meritocratici .
    Infatti mi sapete dire chi giudica la meritocrazia, un pezzo di carta ,forse ?(beh si in mancanza di altro ,meglio di nulla )

    caino

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  8. "la verità" in questo caso è solo la percezione dell'elettore leghista che tenta di giustificare il suo meno peggio, qui siamo all'astrologismo più cazzaro

    Poletti ha ragione perchè Grillo. Ma Poletti parla come Berlusconi, quindi è chiaro che basta cambiare le tre carte e il fesso rimane col cerino in mano.

    forma e contenuto

    dunque, la forma: AUT curriculum AUT calcetto. Un'impostazione dialogica inaccettabile ancor prima di buttarsi nella mischia per tifare curriculum AUT calcetto, e senza vincitori, e il provocatore lo sa quando lancia l'esca. Ma proprio questa è la crepa e la larva del berlusconismo: oggi la sparata diventa oggetto di dissertazione! Forse l'amore per il trash? Direi di no, assomiglia invece ad una percezione deviata dal senso d'appartenenza, appartenenza al branco. E fa niente se i branchi han deciso di adottare lo stesso stesso linguaggio e lo stesso manifesto politico, chiudendo di fatto il dialogo anzitempo.

    Il calcetto è appunto un manifesto, dialogico prima di tutto.

    E infatti i primi pompieri soccorritori han cercato di contestualizzare il boss dicendo che in realtà il curriculum è implicito...un prerequisito...

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  9. Vorrei far notare come, anche in questo consesso, tutta l'attenzione si sia concentrata sulla uscita (poco felice, ed il fatto è acclarato), dimenticando il contesto in cui è stata pronunciata (un incontro con gli studenti bolognesi coinvolti nell'esperienza della "alternanza scuola/lavoro"). In realtà, piuttosto che questa ovvietà, ho trovato più rilevante e rivelatoria del Poletti-pensiero la risposta che il ministro ha dato a quegli studenti che si sono lamentati per essersi ritrovati a eseguire compiti ripetitivi e scarsamente gratificanti: "se vai in un bar, prepari il caffè". Quest'altra perla, che probabilmente il pensiero ministeriale (nel senso del pensiero del ministro Poletti) intende essere quasi una tautologia, è arrivata dopo aver esaltato la possibilità offerta agli studenti di studiare e vivere tra le eccellenze della Emilia-Romagna, citando ad "exemplum" le imprese Ferrari e Ducati. Più che una tautologia, direi che Poletti si è esibito, alla luce della metaforica uscita sulla partita di calcetto, in un discorso ossimorico, qualificandosi sulla stessa lunghezza d'onda e di pensiero di un Bettino Craxi all'indomani del suo discorso al liceo "Berchet" di Milano, all'occasione della apertura dell'anno scolastico. Per inciso, con Craxi, finii a lanciare le monetine. E sono pronto a rientrare dall'estero, per Poletti, con una buona manciata di monete del nuovo conio!

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    1. Al Raphael? Con le truppe di chi? Occhetto o Buontempo?

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    2. No, non ero di fronte al Raphael, e, soprattutto, mai stato sodale né col gioioso condottiero né con il "Pecora". Mai sentito parlare immagini della protesta citadina, a Roma, contro la paventata chiusura al pubblico di parte di Villa Doria Pamphili? Stia bene e si godi i suoi, di ricordi.

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    3. PS: goda, ovviamente, e non godi.

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    4. La temuta chiusura al pubblico di parte di Villa Doria Pamphili. No, non ne ho sentito parlare.

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    5. Il che conferma un paradosso di cui sempre più covinto; solo dal basso è possibile sperimentare vers forme di partecipazione democratica, che però non ottengono visibilità. E la mediatizzazione degli eventi porta invece ad una inevitabile manipolazione. Stia bene e non si preoccupi delle beghe cittadine.

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    6. Il faut cultiver notre jardin

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  10. In sostanza , meglio farsi un " selfie", mentre si "attacca" l'ufficio di Presidenza della Camera ,tanto per spedirlo ai propri elettori per la serie "io c'ero".
    Roba da mettere nei "curricola ".
    Lo yuppismo degli 80, ha fatto strada ,tanto da diventare "scuola di politica", Berlusconi ha aperto poi una nuova Via (con le TV),altri ne stanno raccogliendo i frutti.
    La sostanza ormai non cambia, anche se ormai sono solo più angolature diverse.
    La realtà si occuperà di svegliare la "massa", basta aspettare che cadano le bombe intesta come nel 43 .Game over !

    caino

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  11. Purchè il selfie mostri la cameretta col poster del figlio di Poletti. La relazione più importante è essere figli di. Figli di Banana.
    Ed è questo il più fiero e battagliero antieuropeismo: la clientela prima di tutto, a patto di capitare nel giro giusto e non al calcetto degli sfigati.

    La teoria del meglio. Meglio schiavi che niente, meglio pizzo che male accompagnati, meglio escort che curriculum. Perchè così gira il mondo. Il loro mondo. Se la cooperativa diventa la prima forma di schiavismo dei polli in batteria, degli omini di plastica.

    Calcio balilla, intendeva il ministro.

    La differenza tra italiani e italiani: tra il CERN di Fabiola Gianotti (da un amico fisico soprannominata "il mastino", con grande affetto visti i risultati ottenuti) e il CNR a conduzione ministeriale e famigliare...(e prossimo allo smantellamento, perchè prima vien fissato l'obiettivo poi i mezzi e gli uomini). Italia VS Italia, a calcetto. E ora tifiamo, si accettano anche scommesse e donne e alcolici olandesi.

    Luigi sta solo dicendo che Berlusconi non ha vinto: ha stravinto, alla faccia del selfie che ritrare il "Compromesso storico" dei moderati contro i populisti, moderati come Berlusconi

    in questo momento, zitto zitto, al riparo dai selfie, al governo con Pierluigi Bersani c'è anche Roberto Formigoni. Per dire (ma tanto non frega niente a nessuno perchè è la normalità normalizzata). Sarà quindi un dettaglio paradossale ma vorrei finire col sorriso sotto le labbra: Berlusconi prima di diventare palazzinaro si è laureato col massimo dei voti. Punto
    e a capò.

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  12. Sono un conformista....meglio , un Marziano che si risveglia nel 2017,come in un film di Nichetti di tanto tempo fa, seduto in una cucina davanti a quei terribili tavoli misti di metallo e formica di quegli anni ...
    Alla fine degli anni 60 ,mi feci crescere anche un poco i capelli, misi pure quei terribili pantaloni a "zampa di elefante" e un paio di scarpe dotate di quelle orribili fibbie sovrapposte..
    Non mi piacevano i capelli lunghi (un fastidio terribile), né i pantaloni e neppure quelle orribili camicie a fiori..
    Poi misi pure un Eschimo, questo mi piaceva di più ,perché più funzionale alle mezze stagioni..
    Non andai mai A FARE CAGNARA DAVANTI all'ufficio del Preside, anche perché insegnante di gran classe, che mi fece comprendere in una SOLA LEZIONE "quello che non avevo mai capito in tre anni (per capire intendo comprendere che è cosa diversa )
    Dunque ho dedotto che sono un conformista ,come quelli che si fanno i "selfie" davanti agli uffici di Presidenza (non importa quale ) e penso che di Fabiola Gianotti ne nasca una su centomila, purtroppo anche tutti gli altri devono pur far qualcosa..
    Adesso che sono in pensione dopo una parentesi di quaranta anni ,leggo molto ,soprattutto rileggo meglio quello che già avevo letto , ma capito poco..che volete, sono un conformista pensionato che rilegge ..!

    caino

    Di certi tipi si può dire di tutto , meno che siano dei rivoluzionari aggiornati.. alle mode )
    Sono solo dai nuovi conformisti .
    Poi tanto i risultati non mutano nella sostanza, l'Unica cosa che mi infastidisce è che sul Teatrino ,si presentano sempre nuovi attori che pretendono di interpretare il nuovo.
    Questi sì , mi danno il prurito o il "latte ai gomiti )


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  13. A me Renzi non è mai stato particolarmente simpatico né della sua squadra ho chissà quale giudizio, ma certo è che ormai siamo allo sparare sull'orsetto meccanico al lunapark e non so se sia più pavloviano il Boing dell'orsetto di turno o lo scagliatore di palle in servizio permanente attivo, aka "il popolo".
    Quella frase non disegna classifica di importanza tra curriculum e relazioni, altrimenti avrebbe detto che se hai relazioni NON ti serve un curriculum e non mi pare ci sia traccia di elementi che rendano possibile questa interpretazione nemmeno chiedendo a Di Battista di dire se secondo lui sì.
    Quella frase dice, a mio giudizio anche in maniera piuttosto chiara, che tra il mandare cento curriculum e poi stare lì ad aspettare che qualcuno li legga e coltivare una rete di relazioni, è la seconda a creare, cito: "più opportunità"
    Dire che le relazioni aumentino le opportunità significa negare lo scalino del merito che una volta costruita l'opportunità dovrai oltrepassare?
    Che il curriculum non ne crei?
    Se sei Di Battista probabilmente risponderai Sì.
    Per fortuna non siamo tutti Di Battista e qualcuno che la leggerà nel senso che forse aveva e cioè che tra te che spedisci il curriculum e l'amico tuo che INTANTO trova anche modi alternativi per farsi conoscere, sarà l'amico ad avere maggiori possibilità perché avrà creato PIU' opportunità.
    Perché le persone che lavorano non hanno per contratto un'ora al giorno da spendere in lettura curricula, li leggono solo quando è il momento in cui si cerca qualcuno e avere una rete di relazioni significa nient'altro che essere nel posto giusto al momento giusto e cioè quando qualcuno pronuncia la frase "stiamo cercando" seguita dalle caratteristiche che tu proprio tu hai.
    Qualche anno fa ho fatto selezione per una agenzia per la quale lavoravo.
    Un'amica di mia madre chiese di valutare la figlia e perché no, ora e luogo e la tizia si presenta.
    Sono passati un po' di anni e quindi non ricordo fedelmente se i secondi dopo i quali la mandai a cagare furono 30 o 32, mentre ricordo assolutamente bene la telefonata che la sera la madre della tizia mi fece per chiedermi perché l'avessi accompagnata alla porta con tanta velocità, ricordo che le risposti "già il doverlo spiegare alla madre è motivo sufficiente".
    La ragazza ha avuto un'opportunità in più, di dimostrare il suo non meritarla.
    L'anno scorso un'amica in posizione molto in alto durante una cena mi disse di essere alla ricerca di un'assistente e dato che anni prima avevamo lavorato insieme mi chiese se, dato il mio sapere di che competenze avesse bisogno, avessi qualcuno dotato di quelle competenze e nello stesso momento "in cerca".
    Avevo la persona giusta e il giorno dopo il suo curriculum era sulla sua scrivania (poi non se ne fece più nulla per altri motivi).
    Fu una raccomandazione?
    Sì, secondo Di Battista sì.
    Secondo la tizia, me, la persona e tutto il resto del mondo in cui da due decenni tutti noi ci muoviamo, fu il modo in cui la mia amica mi chiese di risparmiarle di leggere cento curricula 99 dei quali di persone che scrivono "Utilizzo pacchetto Office" e poi intendevano che per la mail usano Outlook ma lo scopri solo dopo 99 incontri che chi lavora non ha sempre il tempo di fare.
    Ma l'ha detto Poletti, quindi Renzi, quindi Boing.

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    1. @ Bruno
      Quindi la frase "il duro allenamento è più importante del talento" secondo lei non disegna classifica di importanza tra allenamento e talento, altrimenti avrei detto che se hai allenamento NON ti serve il talento? Quindi non le pare ci sia traccia di elementi che rendano possibile questa interpretazione?
      Mah.

      I suoi due esempi non comprendo cosa c'entrino con il tema: nel primo caso la giovane proprio non si è mossa e in più non ha avuto il posto, quindi l'episodio riportato di certo non dimostra l'importanza delle relazioni sociali. Nel secondo caso, addirittura, l'unico ruolo socialmente attivo della "persona giusta" fu quello di esistere.

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    2. @ De Gregorio
      Io non metto in classifica allenamento e talento in un discorso che vuole dare indicazioni di rotta per chi sia in cerca di lavoro, perché è proprio la classifica tra i due elementi a essere completamente fuorviante per chiunque non abbia già sulle spalle anni di lavoro, quindi gli studenti ai quali si rivolgeva Poletti.
      1) Perché se una roba va tolta dalla testa di chi ancora non è entrato nel mondo del lavoro, quella cosa è esattamente che là fuori ci sia un mondo in attesa solo del tuo talento che naturalmente verrà adeguatamente valorizzato per il solo tuo (studente) sentirlo fortissimo e quando non succede la colpa è del "sistema".
      2) Perché in tanti anni, e di settori ne ho maneggiati abbastanza da pensare di avere un quadro abbastanza ampio, di "talenti" così marcati da essere elemento sufficiente per aprire le porte una volta finita la scuola non ne ho incontrato uno dicasi uno, quindi al mito sono poco sensibile.
      Esisteranno, certo, ma non in numero sufficiente da far sì che sia il mondo del lavoro ad adattare le proprie procedure a loro e non viceversa.

      No, non mi pare ci siano elementi che rendano possibile interpretare classifica.
      Puoi "allenarti" anche dieci anni, ma se sei una capra una capra resti, con in più dieci anni buttati e fatti buttare a chi ha provato a cavare sangue dalla rapa.
      Idem se sei talentuoso: o ti svegli come tutti la mattina e come tutti ti fai le tue belle ore a vedere che posto il tuo talento occupi nella società una volta che deve tradursi in un lavoro che se alle 16 deve essere consegnato non vuol dire alle 17:00 solo perché il tuo talento richiede calma e libertà (e generalmente il tempo che un ragazzo ci mette a capire quanto sia più importante essere prima di tutto all'altezza di tutti quelli intorno e POI, se c'è tempo, anche più in alto è direttamente proporzionale a quanto si considerasse indispensabile per il mondo) oppure col tuo talento ci fai grandi chiacchierate con gli amici in birreria a raccontare di quanto la società ti boicotti perché ti teme e nient'altro.
      Col talento non vai da nessuna parte come non vai da nessuna parte con l'allenamento.
      Devi saper fare e per saper fare devi fare, fine, è semplice.

      Il primo episodio dimostra come le relazioni sociali creino "più occasioni", qui l'IT, ma non siano sostituti della valutazione di merito (è questo il capo d'accusa a Poletti, no?).
      Chi ha detto che la ragazza non si è mossa?
      Si è mossa eccome, si è mossa malissimo e infatti è andata a casa alla velocità della luce.
      Nel secondo caso il ruolo socialmente attivo della persona giusta fu quello di aver passato giorni e sere insieme a lavorare, poi a bersi una birra e raccontarsi progetti, idee, voglia di fare passi e cambiare.
      Chissà quanti suoi colleghi avevano la stessa voglia di cambiare, le stesse idee e la stessa capacità.
      Ma di loro conoscevo solo la capacità e non i progetti, quindi tra tutti il giorno dopo il curriculum sulla scrivania dell'amica è stato il suo e non quello degli altri, magari ugualmente capaci.
      Anzi non magari, li conosco e lo so che sono ugualmente capaci, quello che non sapevo era se fossero in cerca e non lo sapevo perché finito il lavoro manco ti salutano, altro che birrino insieme.

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    3. @ Bruno

      Io penso che lei dovrebbe rileggere con più attenzioni frasi e precisazioni del ministro, o forse sono io a doverlo fare, perché proprio non concordiamo sul senso delle sue parole.

      Parto dal fondo: quando lei suggerì quella persona, ha ora specificato (come avevo intuito) di averla vista all'opera. Quella persona aveva messo lei al corrente di idee e progetti, parlandone anche al di fuori della sede di lavoro. Questo è un tema totalmente diverso dalla prospettiva proposta dal ministro, che parla di farsi conoscere in senso molto più lato e prima di instaurare un rapporto lavorativo.

      Nella mia formazione, la cena o la birra possono essere parti più che integranti dell'ideazione e sviluppo di idee o progetti, tanto che in situazioni particolari possono diventare luogo di lavoro (persino episodicamente preferibile all'ufficio). Neanche nego che un ristorante o un pub possano essere luoghi buoni per proporsi per un lavoro, ma sinché si parli di idee, aspirazioni, competenze e progetti. Con tutta la buona volontà, non ho proprio l'impressione che il ministro stesse parlando di questo, ma di come stabilire contatti per proporsi in una data professione, e di stabilirli in quanto mere e generiche relazioni sociali atte a superare in efficacia le proposte esclusivamente professionali.

      Quando dicevo che l'altra ragazza non si mosse, intendevo dire che non fece quel che auspica il ministro: prendere l'iniziativa di incontrarsi, prendere contatti e farsi conoscere in un contesto avulso da quello produttivo come prima linea di intervento. Fu la madre, mi sembra, e sul luogo di lavoro, a renderle nota l'esistenza di lei e delle sue intenzioni. Sta dicendo che fosse avvenuto il contrario, lei l'avrebbe presa? Ritiene genuinamente questo? Conoscerla prima, di persona, secondo lei le avrebbe fatto cambiare idea?

      Tornando infine alla questione talento/allenamento: guardi che la mia era solo una analogia esplicativa. Lei aveva affermato che "[q]uella frase non disegna classifica di importanza tra curriculum e relazioni, altrimenti avrebbe detto che se hai relazioni NON ti serve un curriculum". Contestavo questo, perché a mio avviso il ministro ha disegnato eccome una classifica di importanza e per farlo non ha avuto alcuna esigenza di affermare che NON ti serve un curriculum: una classifica di importanza non necessita dell'annullamento di tutte le componenti non prioritarie, ma solo di porle in subordine. Nel mio esempio allenamento=partita di calcetto e talento=curriculum, ma solo per amor di retorica: non c'era nessuna intenzione di esprimere un parere personale, né sui termini originali né traslati. Il ministro ha illustrato un ordine di priorità, e non ha dovuto certo sostenere che il curriculum non serve, per farlo.

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    4. @ De Gregorio

      Credo che il problema non sia la reciproca capacità di lettura, che stimo in entrambi i casi sufficiente al livello minimo per escludere che sia lo stallo.
      Penso che molto semplicemente io abbia dato alle parole di Poletti un significato diverso dal suo e che gli esempi che ho riportato ne siano la contestualizzazione migliore per dire quella lettura fondata, almeno per quel che riguarda il mio lavoro.
      Analogamente penso che lei abbia dato la sua (legittima) lettura a quelle parole e/ma si sia poi impegnato a (s)piegare i miei esempi cercando in ogni modo di renderli dimostrazione della sua interpretazione.
      Ed è quello il motivo per cui ha dedicato spazio a spiegare a me chi fossero i due protagonisti, quali fossero i nostri gradi di relazione e come si svolsero i due episodi, non potendo che inventarsi elementi con decisamente poche probabilità di essere più vicini alla realtà di quanto non lo fossero se lasciati come esposti da me.
      Non so dove abbia letto, ad esempio, che con la madre della ragazza io avessi rapporti di lavoro ("Fu la madre, mi sembra, e sul luogo di lavoro, a renderle nota l'esistenza di lei") quando l'unico elemento che ho dato a sua descrizione è che fosse amica di famiglia, cioè l'opposto.
      Sul resto delle letture di quegli episodi potrei fare lo stesso elenco di correzioni ma non servirebbe, lei li vede conferma della sua lettura e quello resterebbero.
      Chiudiamo quindi qui lo scambio volto a dimostrare chi dei due abbia la lettura più corretta di quelle parole, tanto né io né lei potremmo mai portare la prova che chiuda ogni ipotesi alternativa, né abbiamo qualcosa da guadagnarci a convincere l'altro.

      La saluto con un altro esempio, che dopo gli altri due sembrerà estratto dal libro "Amiocuggino" dal quale Veltroni estraeva ogni giorno la lettera di Paola sempre sul punto e invece è realtà, data dal mio avere una posizione professionale che praticamente ogni giorno mi espone a richieste di insegnare/far lavorare questo o quello:
      oggi mi chiama un tizio con cui ho vecchi rapporti di lavoro per chiedermi una collaborazione (io sono un esterno libero professionista), per me impossibile da soddisfare causa assenza di tempo e quindi niente.
      Finita la parte di telefonata dedicata al suo bisogno mi parla del figlio 17enne che vorrebbe introdurre nel settore, ma al quale non può fare lui da ponte levatoio essendo il padrone della sua società e configurandosi quindi un nemmeno troppo celato "conflitto di interesse" che anche se non economico lo era certo sotto il profilo dell'opportunità.
      Mi dice che gli sembrava una buona idea chiedere a me perché almeno avrebbe imparato il mestiere partendo dal tipo di professionalità che lavora di meno tra quelle che reggono il nostro settore.
      Lei cosa dice, lo vedrò il figlio di un padre così capace di misurare i meriti altrui rispetto ai propri?
      O bypasso il momento calcetto facendo finta di non aver sentito quello che ho sentito e vado direttamente sul 17enne per dargli comunque la possibilità, chiedendogli di mandarmi il suo curriculum di 17enne?

      A monte di tutto e qui davvero la saluto, io credo che chiunque voglia conoscere la situazione disoccupazione giovanile nazionale oltre i titoli di giornale dovrebbe farsi un paio d'anni di selezione e toccarlo davvero il polso di quello che c'è in giro, anche (soprattutto) a livello di contesti familiari.
      Quanto cambi la prospettiva non lo si immagina nemmeno.

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  14. Ma tant'è, per deviar discorso e far cagnara non è mai troppo tardi. Persino Enrico Letta (che manco farlo apposta è nella stessa fondazione di Angelino Alfano sempre per il discorso del calcetto) ha dovuto ammettere che il populismo sta diventando un capro espiatorio, un diversivo

    Come se il ministro tedesco messo alle strette per aver scopiazzato la tesi di dottorato avesse gridato: "I Pirati! I Pirati!". Indubbiamente meglio delle cavallette, direte voi, ma in Italia col PD forse avrebbe funzionato. L'avrebbe sfangata come una Madia qualsiasi. E invece si è dimesso porgendo le scuse (che uomo di poca furbizia.. Per non dire la parolaccia milanese)

    Germania, dopo il caso dell'ex ministro della Difesa il ministro dell’Istruzione Schavan si dimette: copiò tesi.

    Europeisti come noi

    "Studiare all’Università non sempre serve a trovare lavoro. Quelli che vanno a fare gli apprendisti in officina spesso si sposano prima." (Giuliano Poletti)

    e lo vada a dire ad un neolaureato in Scienze statistiche.. e poi vuoi mettere: tutte quelle tabelle, grafici, matrimoni mancati. Quando basterebbe senza alcun dubbio il naso e un'aspirata controvento

    PS
    Gli avvocati del ministro potran sempre rifarsi alla lettera di Einstein a Bohr ma facendo attenzione nel copiare il testo tedesco in un traduttore automatico

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  15. "...quale miserabile ometto sia rincantucciato in quello sproposito di omone..."
    Beh, giù il cappello.
    Io è da ore che rido.
    Grazie, passar di qua è indispensabile.
    Stia bene.
    Ghino La Ganga

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  16. Insomma è un ministro che dice (ad essere buoni) banalità tra il serio e il faceto.
    E tutti a far polemica esegetica su ste inutili boiate.
    Le sue uscite sottolineano l'atteggiamento di assoluta accettazione dell'esistente e di malcelata insofferenza verso una prospettiva di cambiamento implicitamente bollata come velleitaria.
    Il punto è che Poletti è un ministro inutile (come le cazzate che spara).

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  17. Perfetto, infatti, Questo Sistema , rende tutto "velleitario ",anzi , più si dicono cazzate per far apparire il nuovo che "non esiste", poiché non può esistere, si è velleitari !
    Anzi più si è velleitari , più si acchiappano voti !

    caino

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  18. Domanda: perché Malvino ha sempre tutto questo bisogno di nascondere la critica politica dietro alla critica morale ? ( diciamo pure dietro al moralismo). Risposta: perché è un utilitarista che si rende conto dell' insignificanza e inconsistenza dell'utilitarismo. A quando un commento sugli atti politici di Poletti ?

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